Tag: lievito madre

Pane con lievito madre, aglio di Vessalico e datterini del Nonno

Pane con lievito madre, aglio di Vessalico e datterini del Nonno

Ogni giovedì mattina, la Risolartista si metteva a fare il pane.  Si svegliava qualche minuto prima del solito e, dopo il suo rituale yoga, dava da mangiare alla sua Trementina. Chi era questa Trementina? Niente di meno che il lievito madre in persona! Il lievito 

Un cuore al sapore di pomodoro

Un cuore al sapore di pomodoro

Cuori di bue. Tanto attesi, tanto sospirati per tutto l’inverno. Tanto sognati, quando gli unici pomodori in giro erano pallidi e insapori. Tanto desiderati, per il loro spirito estivo e allegro, che portano in tavola a ogni primavera. E, finalmente, eccoli qui. I cuori di 

Un primo tentativo di bruschetta

Un primo tentativo di bruschetta

Passati i mesi invernali, quasi ci si è dimenticati di cosa sia una bruschetta. Di pomodori, non se ne sono visti molti, salvo quegli esemplari insapori, che di “pomi d’oro” hanno forse solo l’etichetta. Per non parlare, poi, degli aromi: ci si stupisce alla vista di una foglia di basilico, o di un timido rametto di timo. 

Malgrado il tempo per gli aperitivi prolungati fin dopo la cena sia ancora di là da venire, si può già riprendere la mano. 

Il pane, quello non manca mai. Cresce in dispensa in ogni stagione: è la certezza da cui partire. Segale, indubbiamente. La fedele compagna brunita deve accompagnare anche questo primo tentativo di bruschetta “quasi” primaverile. Farà da base, da fertile zolla di terra, su cui seminare un semplice condimento; il meglio che gli ultimi freddi di marzo possono offrire.

Il rosso squillante delle fette di pomodoro è ancora un sogno lontano. Piuttosto, ci si accontenta di quelle prime pennellate di un arancio verdastro, vagamente arrossato, che modellano le forme dei pomodorini Camone. Roba di Trinacria, siciliana. Laggiù, almeno, deve già fare abbastanza caldo da meritarsi qualche primo frutto di primavera. Qui ci si accontenta dei privilegi dell’importazione.

Aglio, poi; una bella testa bianca, saporita. Niente di particolare, ma che sa ben fare il suo mestiere di accompagnamento. L’ultima chicca, in attesa del giro d’extravergine, la fanno loro: le erbe aromatiche. Nuove venute nei vasetti del davanzale, rimasti vuoti per tutti questi mesi. Cominciare con il basilico sarebbe troppo scontato; per non dire azzardato. Meglio il timo, e il compagno rosmarino: foglioline timide, sottili, che ben rappresentano questa natura in lento risveglio. Al primo tocco, l’aroma si libera: hanno voglia di diffondere il loro profumo in tutta la casa. 

Il pane è tostato, pronto ad accogliere gli ingredienti. I pomodori sono spaccati a metà, l’aglio è stato strofinato. Quel giro d’olio citato, una macinata di sale, e una pioggia di petali verdi or ora staccati…

Scorza mediterranea e spicchi di segale

Scorza mediterranea e spicchi di segale

Prendete un agrume. A voi la scelta del frutto di partenza. Arance dello Zar, arance Vaniglia, bergamotti, cedri, o limoni. Le scorze variopinte fanno girotondo, in equilibrio precario sul bordo della ciotola.  Svetta il giallo del cedro, modellato in quella sua forma allungata, iconica e 

Farro Monococco, Dicocco e Spelta

Farro Monococco, Dicocco e Spelta

Farro Monococco (Piccolo) Triticum monococcum Dovete sapere che non è il ben noto grano tenero a essere all’origine dell’agricoltura, bensì il farro. Per ripercorrere la sua storia, andiamo indietro di ben 12 000 anni, nel cuore pulsante della civiltà: la Mezzaluna Fertile. Si tratta di 

Pan Tranvai

Pan Tranvai

C’erano volte in cui, insieme al biglietto, si prendeva su anche un certo incarto bruno, dal profumo fragrante. Il bigliettaio, così, era più contento: niente resto da conteggiare. Il pendolare pure: niente spiccioli da trovare nel fondo della tasca, ma solo un incarto, un incarto bruno, che avrebbe fatto da compagno in quel lungo viaggio che cominciava…

Correvano gli anni ’50, e il tranvai correva sulle rotaie con loro. Correva su quel cammino di ferro che connetteva Monza a Milano al mattino, e Milano a Monza la sera. La vita dei pendolari del contado era scandita da quel saliscendi rituale: il frizzante timore di perdere il tram al sorgere del sole, e arrivare il ritardo al lavoro, la voglia di tornare a casa, all’imbrunire.

Il tutto, accompagnato da un pane singolare. Pan tranvai, lo chiamavano. Come il caro tranvai.

Tranvai, lo chiamavano. (Quasi) come il tramway che gli imprenditori, uomini navigati, si inorgoglivano di finanziare. Quasi… c’era quella nota caratteristica, un po’ dialettale, un po’ ingenua, che rendeva quella parola anglofona tutta speciale.

Così speciale, da meritarsi di dare sapore al pane. Pane, che non era più proprio pane. Diventava un amico, prima di tutto. Era quella pagnotta che veniva acquistata insieme al biglietto del tram, al posto di chiedere indietro il resto. Ne valeva la pena. Il viaggio fino alla Madunina era lungo: si doveva far piano, per non disturbare le vacche pascolanti. Nel mentre, si apriva l’incarto, e si gustava…

Prima si gustava il profumo. Anche quello, solo, bastava. L’uvetta dolce, zuccherina, punteggiava tutto l’impasto, liberando il suo aroma inconfondibile. E, poi, era pur sempre pane appena sfornato, ancora tiepido, intriso di ricordi del forno. 

Così, anche su quel sedile freddo del tranvai, sembrava di essere ancora nel letto. Ancora in pigiama. ancora in un sogno al sapore di uvetta e caffellatte mattutino…

Semi di lino

Semi di lino

C’è movimento nell’orto. Non sembra, ma qualcosa si sta risvegliando. Eppure, tutto tace… in superficie. Occorre andare in profondità, oltre le apparenze di quelle zolle di terra bruna. Facendo attenzione, si noterà quel profumo di umidità di fine inverno, che il terreno, ancora dormiente, emana 

Borbonico

Borbonico

Si sale in carrozza; uno scalpitio e si parte, alla volta di una lussuosa corte del Mezzogiorno abruzzese. Banchetti, tessuti preziosi, tendaggi e broccati dai mille colori. La tavola è lunga, adornata di fiori; i nobili attorno vi fanno girotondo, in un chiacchiericcio vezzoso. Si 

Riposo invernale dai campi

Riposo invernale dai campi

Pomeriggio, forse sera, sui campi di Chiaravalle. 

La segale dorme profondamente, accucciata nella sua zolla di terra tiepida. È ancora presto per rivedere il sole: gennaio ricopre la strada con il suo silenzio invernale. Una macchina passa, interrompendo la quiete; poi tutto si ricompone, e il contadino apre la sua cesta.

Una fetta bruna, del color della terra silente. Un’altra fetta, e una compagna di più. Dopo il lavoro, viene il riposo. Dopo il giorno, viene la sera; sera che si rispecchia in quella tinta che pare cacao. 

Se fosse cacao, saprebbe di effluvi tropicali, di spezie e culture lontane. Invece, ogni boccone richiama la terra madre, terra di Chiaravalle, che dimora sotto i piedi stanchi. 

Uno spicchio d’aglio, una strofinata appena. È sufficiente. L’aroma intenso, profumato di ricordi, si combina con il fondo amaro del cereale. Sfrigolava, un tempo, sul fuoco vivo, dominato dalla mamma. Oggi è lì, immobile, a dormire… come la segale nel campo. 

Eppure, di entrambi, il palato non cessa di coglierne il sapore.

Cereali Antichi

Cereali Antichi

Il nome evoca storie lontane, sapori che risalgono fino alla Notte dei Tempi.  Merito di quel Triticum monococcum che ha dato origine alla coltivazione del grano. Il farro dimenticato di oggi, è la prima spiga addomesticata di ieri. Dodicimila anni dopo, torna quell’aroma complesso, intenso,