Già Roberto Longhi, nella sua celebre monografia su Caravaggio, evocava con intensità i “sentieri di Lombardia” che avevano contribuito a nutrire il naturalismo del grande pittore. Sentieri lungo i quali Caravaggio aveva incontrato il lascito di una pittura cinquecentesca locale e “di provincia”, da Lotto a Savoldo, da Moroni a Moretto. Tanto basta per suggerire quanto la campagna lombarda, lontana dai grattacieli che oggi affollano i centri urbani, sia da tempo immemore una fonte inesauribile di suggestioni pittoriche.
Sarà la sua luce, nordica quanto basta. Oppure il colore che assume l’ultima erba secca sui campi, prima del letargo invernale. Saranno, forse, le misture di fronde verdi, una diversa dall’altra, che di tanto in tanto interrompono il sostrato pianeggiante. O, ancora, si potrebbe chiamare in causa la sua vocazione agricola: l’acqua che la irriga abbondante, che raccoglie i riflessi solari e li distribuisce in modo diseguale, animando il paesaggio di bagliori e luce radente.

Anche io, nel pieno dell’inverno, trovandomi a passeggiare per caso poco lontano dal corso del Ticino, ho avvertito quella chiamata. Quel suono interiore che risveglia l’animo creativo e orienta la mente verso un foglio e un pennello. Ho trattenuto dentro di me il paesaggio, l’emozione provata davanti alla sterpaglia ancora accesa dalle ultime carezze dell’autunno. Una volta a casa, l’ho rovesciata sulla pagina, intridendola con le tinte che il ricordo, lentamente ruminato, mi suggeriva.
Così è nata la prima opera di questa serie, che ho intitolato “Passi e ripassi”. Passi, perché prima di trovare lo scorcio giusto ho dovuto camminare a lungo nella pianura. Ripassi, come la tecnica a pastello a olio che ho scelto: un continuo punzecchiare la superficie con la punta, insistendo più e più volte sullo stesso frammento di natura, fino a restituirne la vibrazione desiderata.
Uno dopo l’altro, i pezzi del mio diario invernale lombardo si sono composti, accogliendo anche qualche frammento di primavera. E questo è quanto ne è risultato. È un inizio, non una conclusione. Tanto è vasta la campagna, tante sono le storie dei suoi “sentieri” ancora da raccontare.






