Donato Bramante

L’ARTISTA

Donato Bramante nacque nel 1444 a Monte Asdrualdo, nei dintorni di Urbino. Lì cominciò la sua formazione di pittore, che poi continuò a Mantova, Milano e Roma. 

Iniziò giovanissimo a dedicarsi all’arte, formandosi a Urbino con fra’ Carnevale, pittore e frate domenicano grande esperto di rappresentazioni prospettiche. Già si capiva che la strada della prospettiva sarebbe stato il futuro del nostro artista…

In seguito, ebbe certo modo di entrare in contatto con i grandi nomi del tempo, quali Mantegna, Piero e Luca Signorelli; finché non partì per Mantova, dove approfondì tanto le opere pittoriche del suddetto Mantegna, quanto l’architettura dell’Alberti

È Milano, però, la città in cui lasciò il segno maggiore. Giunto intorno al 1478, lavorò nel palazzo di Gaspare Visconti, realizzando la serie degli “Uomini in Arme”, e il “Cristo alla Colonna” per l’Abbazia di Chiaravalle. 

Nella Corte degli Sforza, oltre ad aver modo di diventare amico di Leonardo, ottenne anche importanti commissioni in materia architettonica. Si parla della Tribuna di Santa Maria delle Grazie, e del Coro per la chiesa di San Satiro.

L’ultimo periodo della sua vita, invece, fu segnato da una serie di opere romane, l’ultima delle quali era il progetto per la ricostruzione della basilica di San Pietro. Progetto, che rimase inconcluso, in quanto il Bramante morì nel 1514.

LA SUA PITTURA E ARCHITETTURA

Il Bramante è famoso per la sua visione innovativa dell’architettura rinascimentale: le sue costruzioni sono “organismi viventi”… sono solidi leggeri, che si dilatano e respirano nello spazio, giocando tra realtà e illusione. 

Se guardiamo al suo progetto per la “città ideale”, noteremo subito un certo gusto per l’antico e il classico, con forme architettoniche riprese dal mondo greco e latino per dare equilibrio e armonia. Il nostro architetto è il primo che, dopo secoli e secoli, si decide a riprendere quell’eleganza tanto comune in qualsiasi tempio o edificio della Grecia Classica. 

Per quanto riguarda la pittura, il carattere chiave è la prospettiva; merito della sua formazione presso fra’ Carnevale, specializzato giusto giusto in quella. Basta citare il Coro di San Satiro, a Milano, e subito si capisce la bravura estrema nell’utilizzo di linee e illusioni spaziali.

LE OPERE

IL CRISTO ALLA COLONNA

Il dipinto, olio su tavola, fu realizzato in origine per l’Abbazia di Chiaravalle, intorno al 1485. Si tratta dell’unica opera su tavola che abbiamo del Bramante ad oggi. 

Da un primo sguardo, colpisce la barbetta rossiccia e ricciuta, analoga ai capelli, che sembra un po’ quella di un satiro. Tuttavia, si tratta di Cristo, legato non tanto a una “colonna” vera e propria, ma a un pilastro tutto decorato con motivi floreali. 

Ecco un’opera davvero innovativa (soprattutto nelle trovate rappresentative), che ci offre un’inquadratura molto vicina al soggetto, che aumenta incredibilmente il phatos emotivo.

Il corpo di Gesù è molto definito, con una muscolatura possente e ben proporzionata, ispirata alla statuaria classica. Se da una parte abbiamo i rimandi all’antico (prediletti dal Bramante), dall’altra non mancano dettagli fiamminghi, e un grande realismo leonardesco. In fin dei conti, a Milano, i due artisti dovevano essere diventati ottimi amici! Naturalissime sono anche le lacrime, e le macchie di rossore attorno alle corde strette.

Ma il punto più curioso rimane la finestra: lì è poggiata la pisside (il contenitore delle ostie), quasi mai rappresentata con accanto il Cristo vivente. All’esterno, si intravvede una nave: dove starà andando? Le interpretazioni vogliono identificarla con lo sbarco della flotta turca nel porto di Otranto, avvenuto nel 1480. In quell’occasione, vi fu una violenta battaglia, in cui fu ucciso il vescovo della città. Seguendo questa idea, dunque, il significato sarebbe la presenza di una minaccia per la Chiesa cattolica (data dai Turchi), contrastata dalla presenza di Gesù, così vicino e reale, da rassicurare ogni fedele preoccupato. 

Cristo alla colonna

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