L’Orante: un gesto che appartiene da sempre all’umanità

Milano, 29 ottobre 2022

Tutto comincia da quel gesto di mani levate verso il cielo, che accomuna i fedeli durante la recita del Padre Nostro. Nel farlo, non ci si pensa: è qualcosa di abituale, che ci hanno insegnato essere “di rito”. Chi, poi, non è solito ripeterlo ogni domenica, neppure si pone il problema. Eppure, in quel gesto dell’Orante si nasconde una storia che risale a ben prima del Cristianesimo. Una storia che non è affatto scontato avere origine prettamente “religiosa”… per non parlare “cattolica”. 

L’Orante è intrinseco nel nostro essere uomini

A suscitare questa riflessione è stato un frammento marmoreo di un’epigrafe funeraria, ritrovato nel 1959 nei dintorni ipogei della Basilica milanese di Sant’Eustorgio. Rispetto a tanti altri esempi di “omini” stilizzati dell’epoca (parliamo circa del IV secolo dopo Cristo) è piuttosto ben conservato, e regala interessanti dettagli. Se lo osservate bene, mentre è esposto attualmente nella Cappella Portinari (…ossia nella suddetta Basilica), potrete riconoscere un emblematico esempio di “Orante”. É un ometto dagli occhi un po’ strabici, con capelli “a scodella” (o a caschetto), tunica manicata e mantello fissato con una fibula, e sandali intrecciati. Fidandovi degli storici, potete definirlo parte della burocrazia imperiale dell’Antica Roma: un militare o funzionario, a dir si voglia. 

Ciò che più vi dovrebbe interessare, però, è il gesto che è intento a fare quest’uomo: ha le braccia sollevate, con i palmi ben aperti… starà davvero dicendo il Padre Nostro?! Chissà…

Se, dal suddetto frammento, avete colto una raffigurazione ben chiara della gestualità dell’Orante, non potete dire lo stesso del significato. Quale sarà il vero senso, almeno per quanto riguarda la tradizione cristiana?

La risposta si può indagare in un’altro pezzetto di epigrafe, sempre di terra milanese, ritrovato nella vicina via Olmetto, a due passi da Sant’Eustorgio. In questo, c’è addirittura il nome del defunto che doveva raffigurare: un tale “Sebastanus”.  

Il gesto dell’Orante (pur presente) è confuso, ma a compensare la mancanza c’è una ricca serie di dettagli di contorno: si intuiscono tendaggi, stelle luccicanti, vasi, e addirittura fontane da cui si dissetano maestosi pavoni. Insomma, un Paradiso! O, almeno (… perché potrebbe esservi venuto il dubbio), questo è quanto gli studiosi, che hanno sudato l’anima sopra questo e altri frammenti, ci dicono. Noi, umili mortali, possiamo solo affidarci alle loro interpretazioni.

Tant’è, che un simile contorno incantevole ci riporta il significato dell’Orante: il defunto nel pieno della beatitudine celeste, mentre contempla Dio ed eleva verso di Lui una perenne preghiera di lode. Ecco: questo intendevano i primi cristiani, quando incidevano le mani levate al cielo nelle loro necropoli. 

Tuttavia, il gesto dell’Orante non ha l’età del Cristianesimo, bensì l’età dell’uomo stesso…

Tra i tanti esempi che la mostra nella Cappella propone, ci sono alcuni casi nella storia delle varie civiltà che vale la pena ricordare. Primi tra tutti sono quegli omini stilizzati ad arte, che i Camuni incisero, già nel Neolitico, sulle pareti di roccia della Val Camonica. A quei tempi, l’Orante era già stato “inventato”… il Cristianesimo certamente no!

Ed ecco che avete la prova dell’antichissima origine del gesto: i tratti lineari con arti ortogonali e simmetrici furono segnati proprio a esprimere qualcosa di simile alla preghiera. O, almeno, questo è quello che si pensa… il vero significato originale rimane misterioso quanto l’uomo stesso.

Sono bastati pochi segni incisi in una caverna, per estendere immensamente la temporalità e il contesto dell’alzare le mani durante il Padre Nostro. Quello che era un gesto routinario e banale, ha ora una storia millenaria, che ancora attende di essere raccontata. Volendo proseguire nella scoperta, potreste curiosare nei papiri egizi, in cui i palmi verso l’alto servivano a protendere le offerte di cibo e olii in direzione del dio. Oppure, perché no, fare visita agli Etruschi; presso di loro, sorprendentemente li avreste visti pregare con le mani basse, a indicare il terreno. La spiegazione giunge tenendo conto delle dimore delle divinità dell’oltretomba, che stavano sotto… e non sopra il suolo!

E, ancora ce ne sarebbe da dire… sui Romani, sui Mesopotamici, sui Veneti Antichi, addirittura! Ad essere affamati di conoscenza, c’è di che saziarsi. Un popolo solo esce dalle righe: i Greci. Non andate a rispolverare la loro iconografia, perché non troverete affatto “oranti” in preghiera. Nella culla dell’Egeo, infatti, si pregava, ovviamente, ma si pregava in silenzio, e in modo molto “composto”. Non sia mai che le mani al cielo potessero alterare l’idilliaco equilibrio della figura greca…!

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