La Torre Gorani

La Torre

Nel cuore del centro storico di Milano, a due passi dal Duomo, sorge un edificio anacronistico, rispetto al suo moderno contorno immobiliare. Si tratta dell’antica Torre dei Gorani: una torre di epoca medievale, sorta nel lontano XI secolo, testimonianza di quello che fu l’omonimo Palazzo. 

Dove Corso Magenta si incontra con Via Meravigli, ed esattamente in Via Brisa, si innalza questo complesso a sé di mattoni di cotto, tipici lombardi, quale unico resto di un passato distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Nel 1943, infatti, il restante complesso di Palazzo Gorani cadde sotto le bombe nemiche; sopravvissero soltanto la sua torre e il portale barocco.

Recentemente restaurata, la Torre spicca tra le case, distinguendosi per il suo carattere medievaleggiante, che richiama alla memoria il tempo in cui nella Milano comunale edifici simili sorgevano numerosi. Essa, assieme alla Torre dei Morigi e a quella dei Meravigli, è una dei pochi esemplari superstiti della città. 

Nel Settecento, Palazzo Gorani fu abitato dal letterato e storiografo Giuseppe Gorani, da cui la residenza prese il nome oggi noto. 

La Torre è realizzata in mattoni rossi: il cotto caratteristico della Lombardia, visibile in diversi altri contesti milanesi legati al Medioevo. La vicina Sant’Ambrogio ne è un esempio. La sua forma squadrata e monolitica è ingentilita da bifore e trifore, che rendono ariosi i piani alti, alleggerendo la struttura con arcate a tutto sesto. 

Milano all’epoca dei Comuni

Le origini del “Comune” di Milano devono essere ricercate nel progressivo sviluppo del governo degli arcivescovi, che, malgrado la loro assenza formale di autorità concessa dall’imperatore, finirono per esercitare di fatto il potere. Nel X secolo, gli arcivescovi della città divennero le figure di maggior rilievo, affermandosi come signori di vaste terre circostanti. 

A poco a poco, però, nell’amministrazione del centro cittadino, la loro influenza cominciò a essere smorzata e condivisa con i rappresentanti degli ordini cittadini, che dovevano aiutare nella gestione.  Ed ecco che, a partire da coloro che possedevano un feudo, sempre più la base di governo si allargò. 

La struttura del potere si era trasformata: rimaneva al vertice l’arcivescovo, ma questi era coadiuvato da una serie di figure elette dai vari ceti, che amministravano direttamente la città. 

Quando l’Anno Mille segnò il passaggio dall’Alto al basso medioevo, si affermò ancor più quella suddetta classe di potere, formata da consoli di nobili origini ed eletti dai cittadini, che inaugurarono anche a Milano l’Età Comunale. Dopo secoli di dominio diretto dei sovrani del Sacro Romano Impero, la città cominciò ad amministrarsi da sé, all’insegna del “libero comune”.

Fu un fiorente periodo di crescita economica e produttiva, che diede origine a intenti espansionistici nei confronti delle terre circostanti. Cremona e Pavia furono presto conquistate, seguite dalla distruzione di Como e Lodi. 

Questa aggressività milanese indusse diversi centri lombardi a chiamare in aiuto l’imperatore Federico Barbarossa, che ne approfittò per riprendere il controllo del nord Italia. Il suo intervento sfociò in una lunga lotta, che si concluse solo nel 1162, con la distruzione di Milano

In seguito (ed è in questo momento che si colloca probabilmente la Torre Gorani), la città fu ricostruita, ed entrò a far parte di quella coalizione che si tradusse nella celebre Lega Lombarda, impegnata nella guerra contro il citato Barbarossa, conclusasi con la sua sconfitta nel 1176. 

Nel Duecento, il Comune fu nuovamente scosso da lotte interne tra le diverse fazioni politiche, caratterizzate dall’alternanza al governo della famiglia Della Torre. Il periodo di incertezza finì con la battaglia di Desio del 1277, in cui Ottone Visconti, nominato vescovo di Milano, prese le armi, sconfisse Napo della Torre. Fu l’inizio del periodo di dominio della famiglia Visconti sulla città.

Le Torri nel Medioevo

Le torri sono tra le costruzioni architettoniche che più caratterizzarono i profili paesaggistici dell’epoca medievale. Tuttavia, nel passaggio dall’Alto al Basso Medioevo, la loro funzione subì un deciso mutamento: da elementi strategici di difesa, divennero in seguito le dimore delle più potenti famiglie che si contendevano il potere cittadino. 

Cominciando con il loro ruolo originario, le torri facevano da rifugio d’emergenza e strumento di controllo e avvistamento di ciò che accadeva nei dintorni. Avevano struttura massiccia, pareti dritte, e poche feritoie di apertura: alla vista, parevano piccole fortezze inespugnabili. In un’epoca in cui i combattimenti avvenivano in maggioranza con armi da lancio, le torri erano ottime per la difesa.

La funzione subì a poco a poco un cambiamento, quando queste strutture protese verso l’alto iniziarono a intrecciare le esigenze militari con quelle abitative. È con l’Età Comunale, che comparvero le prime case-torri, di cui la Torre Gorani è probabilmente un esempio. 

Rispetto ai modelli passati, le nuove realizzazioni divennero più accoglienti: finestre più ampie, porte e portali, e talvolta persino logge, ballatoi e balconi. Rimanevano edifici sicuri e protetti, ma adatti alla vita delle famiglie nobili della città. 

Per quel che riguarda il loro stile architettonico, le torri presentavano generalmente elementi romanici, che completavano una struttura complessivamente ancora massiccia e squadrata. Si sviluppavano su pianta quadrata, mediante un sistema di archi e volte, che permetteva la crescita in altezza, senza appesantire troppo la struttura. I materiali da costruzione erano di solito mattoni o pietra, facili da reperire in loco; nel caso della Torre Gorani, venne utilizzato il tipico cotto lombardo. 

Da edifici militari, dunque, con il sopraggiungere dei Comuni e delle lotte intestine tra i potenti delle città, le torri divennero tanto abitazione difensiva, quanto un simbolo del prestigio e della ricchezza di coloro che vi vivevano all’interno

Il Romanico in architettura

Se si guarda con attenzione la struttura architettonica della Torre Gorani, si possono riconoscere alcuni essenziali elementi del Romanico, allora prevalente all’epoca dei Comuni. Vale la pena riprenderne i tratti fondamentali, che permettono di apprezzare i dettagli dell’edificio.

Lo Stile Romanico si formò intorno al IX-X scolo, per diffondersi poi ampiamente con lo scoccare dell’Anno Mille, quando i centri urbani cominciarono a ripopolarsi, e a incrementare le proprie esigenze costruttive. 

Con l’abbandono del feudalesimo, le città rifiorirono dopo secoli di abbandono, divenendo poli di scambi e attività produttive molto attivi. Con l’aumento della popolazione, si vide necessario edificare nuove abitazioni che potessero accogliere tutta la gente che si trasferiva dalle campagna. I problemi, però, non mancavano: le mura di cinta erano robuste, e complicate da demolire per espandere i centri in larghezza; per cui, si preferì lo sviluppo in altezza, con il moltiplicarsi delle torri. 

Ed ecco che queste soluzioni abitative dalla massiccia struttura verticale cominciarono a sollevarsi da terra, sostenute dalla nuova tecnica delle campate, che combinavano una volta a crociera e quattro robusti pilastri.

Caratteristiche del romanico architettonico erano i muri robustissimi, ottenuti con l’impiego di materiale locale (non pregiato, ma funzionale), e sostenuti da contrafforti di rafforzamento. Le aperture erano ridotte a poche finestre o feritoie, perlopiù a motivo difensivo, e gli elementi decorativi erano pochi ed essenziali.

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