Johannes Hispanus: un misterioso viaggiatore appassionato di sentieri italiani

È allo storico dell’arte Federico Zeri, che dobbiamo l’inizio della storia di questo artista ancora molto misterioso. Senza le sue ricerche, Johannes Hispanicus non avrebbe avuto neppure un suo nome proprio, ma sarebbe stato eternamente confuso con “lo Spagna” (suo compatriota). 

Si sa che non è facile ricostruire le vicende dei pittori del passato, soprattutto quando questi si sono dimenticati di firmare le opere, o di lasciarne memoria in qualche altro modo. Per questo motivo, ogni volta che si porta alla luce una nuova attribuzione, o un capolavoro prima disperso, è sempre un momento di estasi per qualsiasi appassionato. 

Immensa deve essere stata la gioia dello Zeri, e dei successivi storici che lo hanno seguito, nell’aggiungere ogni volta un tassello alla vita e alle imprese del nostro Johannes Hispanicus. Ed è dai loro lavori che possiamo cominciare, per scoprire qualcosa sul suddetto artista…

Incontro tra Cimone e Ifigenia

La data di nascita, come è facile immaginare, non ci è esattamente nota. Possiamo collocarla nella seconda metà del 1400, sicuramente prima degli anni ’80. Dico questo, perché sappiamo che nel 1492 si trovava a Firenze, per imparare l’arte del pittore umbro Pietro Vannucci, meglio noto come il Perugino. Trattandosi di un soggettino chiamato “Hispanus”, è altrettanto intuibile la sua origine dalla terra spagnola; terra, che, però, decise ben presto di abbandonare, attratto dalle meraviglie dell’Italia. 

E così, il suo cammino cominciò proprio nella capitale della cultura rinascimentale per eccellenza: la splendida Firenze. Cominciò, nel mettersi a imparare da quello che era uno dei più rinomati artisti dell’epoca. In effetti, se guardiamo alle sue opere, come alla serie dedicata a Cimone e Ifigenia, gli sfondi naturalistici e i lineamenti dei volti hanno un che di peruginesco piuttosto marcato. Confrontateli con qualche tela del collega umbro, e concorderete anche voi. 

La seconda tappa del nostro viaggiatore fu Roma, forse anche grazie al papa del tempo, Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia), suo compatriota ispanico. Lì, lasciò la sua firma in un affresco dei Palazzi Vaticani.

Poi, dobbiamo immaginarcelo di nuovo in movimento, fino alla Serenissima: altra città chiave per la produzione artistica di fine Quattrocento. Ai tempi, Venezia era dominata dallo stile naturalistico di Giovanni Bellini, ma stava già per vedere l’arrivo del successivo Giorgione. Ancora una volta, vi invito a paragonare quei minuziosi dettagli paesaggistici del nostro Hispanus, con le ambientazioni dei due pittori appena citati. Prendete il “Giudizio di Salomone” del Giorgione, ad esempio. Osservatene le fronde degli alberi, i tronchi sinuosi e sottili che chiamano il cielo. Ecco: ne rivedrete di analoghi alle spalle dei personaggi della “Deposizione” dell’Hispanus, o ancora nelle tele su Cimone ed Ifigenia. 

Già che vi ho citato questa “Deposizione” (il dipinto più famoso del nostro personaggio), diciamone qualcosina in più, che non fa male. Il tema è quello classico, della deposizione dalla croce, in attesa di porre il corpo di Cristo nel sepolcro. Ciò che più ci interessa, però, è la resa dei personaggi e dello sfondo. Abbiamo dei volti espressivi, che ci richiamano i famosi “moti dell’animo” leonardeschi. Abbiamo i ritratti delle due donne, Maria e la Maddalena, peruginesche e un po’ “stralunate” nella loro immagine curiosa e assente. Passando al paesaggio, la prospettiva aerea, con colori caldi in primo piano, e gelidi in fondo, ci richiama ancora Leonardo. Gli alberi, però, sono tutti giorgioneschi e belliniani, così come la resa cromatica delle rocce.

… Dopo tutti questi attributi di pittori del tempo, potrete concordare su quanto sia importante sottolineare come un’opera d’arte vada vista sempre in un “dialogo” con altre. Ciascun dipinto non è isolato, ma frutto di imbeccate di altri autori, che ottengono una risposta interpretata secondo lo stile del personaggio in questione. 

La Deposizione

Abbandonando la “Deposizione”, abbandoniamo anche Venezia, per seguire l’Hispanus ancora a Mantova, e poi giù, lungo la costa adriatica dell’Italia, fino alle Marche. È lì che si concluse il suo viaggio per i paesaggi italiani, dove è documentata (con numerose opere) la sua presenza dal 1506 al 1538. Potremmo anche credere che lì finì la sua vita misteriosa, in uno di quegli scenari naturali che tanto amava immortalare nei suoi dipinti. Questo, per ora, è quanto si sa di Johannes Hispanus, artista spagnolo innamorato delle bellezze dell’Italia, così tanto da non volerle più abbandonare. Chissà che, presto, qualcuno non ci regalerà qualche nuovo tassello da aggiungere alla sua storia affascinante e ricca di colore…

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