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Un gioco di incastri e di illusioni

Se passaste per Via Torino, e non foste troppo carichi di pacchetti e pacchettini, vi consiglio di fermarvi proprio in cima, a due passi dal Duomo. Non per entrare in uno dei soliti negozi (di quelli ne trovate di meglio altrove…), ma per abbandonare il traffico cittadino, e immergervi nell’arte rinascimentale. 

Cercate quella cancellata di ferro battuto, che nasconde alle spalle un edificio del tutto simile a una chiesa. Malgrado la possibile sorpresa iniziale (data dalla folla incurante che tira dritto senza neppure notarla), si tratta proprio di una chiesa. Anzi, di due chiese in realtà: una dentro l’altra. Vi dico di più, lì sorge uno dei capolavori del Rinascimento milanese più celebri di tutti i tempi. 

Chi sa cosa cercare, va dritto verso l’obiettivo; chi è un po’ perso tra le vaghe informazioni potrebbe avere qualche difficoltà. Poco male… trovate la porta della Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, ed entrate. Non esitate. È uno spettacolo che vale la pena ammirare.

Se ci capitate lì di sera, non vedrete gran che (meglio un giro mattutino o pomeridiano); tuttavia, la scarsa luce non toglie niente all’illusione di cui diventerete protagonisti.

Guardando in direzione dell’altare, noterete subito un meraviglioso coro, che si estende oltre per qualche metro. Saranno tre, forse quatto o anche cinque metri di profondità…non vi pare? Questa era proprio l’illusione che l’autore, l’illustrissimo Donato Bramante, voleva dare ai pellegrini visitatori. Dopo tutto, qualsiasi chiesa che si rispetti dovrebbe avere una bella pianta a forma di croce. Non solo: se la suddetta chiesa fosse anche provvista di cupola (come nel caso in questione), l’occhio umano vorrebbe che ci fosse attorno una struttura sufficientemente ampia e forte da ogni lato, così da dare l’impressione di forza e stabilità. Credetemi sulla parola: se vedeste una chiesa con cupola priva di un braccio avreste un certo senso di inquietudine. L’idea di precarietà della struttura vi balenerebbe per qualche motivo in mente…

Per fortuna, non è questo il caso. Per fortuna, Bramante era abile tanto come architetto, quanto come pittore. Per non dire come “illusionista”. 

Per capire quello che sto dicendo, dovete passeggiare fino all’altare, e mettervi un po’ discosti dal centro. Ecco che vedrete svelato il trucco: quel coro profondo e armonico, non è nient’altro che una nicchia di al massimo 90 centimetri! 

… Com’è possibile? Merito del gioco di prospettiva, stucchi a rilievo e decorazioni variopinte, che l’autore ha saputo creare. Merito della sua determinazione a creare, anche in quell’occasione, una chiesa che fosse degna degli edifici per cui era tanto famoso. Il Bramante era noto per l’armonia, l’equilibrio e il senso di “unità” che sapeva dare alle sue costruzioni. San Satiro non doveva fare eccezione. 

Certo, per realizzare un simile capolavoro illusionistico dovette fare non poca fatica. Al di là della parete, come ancora oggi potete constatare da voi, c’era, e c’è, una bella viuzza. Lo spazio in cui far sorgere la chiesa era piuttosto sacrificato…

Vi potreste anche chiedere come mai la si volle costruire proprio lì. Ebbene, in quel luogo, fin dal Medioevo, sorgeva una chiesetta dedicata a San Satiro (oggi “inglobata” nella chiesa più grande). La cosa curiosa, accadde nel 1200, quando un miracolo la rese protagonista. Ai tempi, su un altarino esterno, vi era un’immagine della Madonna con il Bambino. Tale icona, un bel giorno, fu letteralmente “pugnalata” da un pazzo scriteriato. Ferita, la Vergine cominciò a sanguinare per davvero: evento miracoloso, che rese San Satiro famosa, e meta di innumerevoli pellegrinaggi.

Nel 1480, infine, Gian Galeazzo Visconti ebbe la bella idea di far costruire una nuova chiesa, che fosse più degna della preziosa icona che custodiva. Ecco che affidò il compito al Bramante, il quale non mancò di realizzare un’opera incredibile e unica nel suo genere. 

Ed è così che, anche secoli e secoli dopo, ancora ci si sa stupire di cosa nasconda quel minuscolo angolo di Via Torino. Entrare, per credere. Entrare, per ammirare quell’illusione di coro bramantesco, così vero, da lasciare a bocca aperta ogni volta che lo si rivede. 

… Perché, sì, una volta scoperto l’incanto, quando il milanese capita nei paraggi (senza troppi sacchetti tra le mani), una visita a San Satiro non se la nega mai…

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