Francesco Hayez

L’ARTISTA

Francesco Hayez nacque nel 1791 in una famiglia poverissima, che preferì affidarlo alle cure di una zia ben più benestante, moglie del mercante d’arte Giovanni Binasco. Fu proprio quest’ultimo a capire per primo il talento artistico del giovinetto, pensando bene di introdurlo presso un restauratore, e poi nello studio del pittore veneziano Francesco Maggiotto.

Nel 1803, giunse a Brera, frequentando il primo corso di nudo, e, poi, avvicinandosi pian piano alla pittura di genere “storico”. Evidentemente talentuoso, riuscì a ottenere una borsa di studio per l’Accademia romana di San Luca. È lì che scoprì le sculture neoclassiche del Canova, ed ebbe modo di curiosare tra le Stanze Vaticane di Raffaello, prendendone ispirazione. 

Gli anni romani, però, furono per Hayez di lavoro, ma anche di svago… un svago un po’ eccessivo. Che lo costrinse ad abbandonare la città per un’aggressione a cui aveva preso parte.

Se ne tornò, dunque, a Milano, dove si immerse negli ambienti intellettuali dell’epoca, conoscendo esponenti del romanticismo italiano come il Manzoni: tanto letterati, quanto ferventi patrioti. E fu proprio il loro patriottismo a fare da motore per la realizzazione di diverse opere di chiaro carattere politico, quali I Vespri Siciliani (commissionati da Vittoria Gherardini), e Il Bacio braidense. 

Oltre ai soggetti patriottici, le tele dell’Hayez immortalarono anche personaggi di spicco di allora, come il Manzoni, Foscolo, Cavour, e CristinaTrivulzio di Belgiojoso.

LA SUA PITTURA

Hayez è sicuramente il più importante esponente del Romanticismo italiano, con una pittura espressiva della cultura dell’epoca. Inoltre, può definirsi anche un artista fortemente “politico”, in quanto numerose sue opere racchiudono significati che vanno al di là del colore, mettendo in luce il suo fervente patriottismo

C’è da dire che, rispetto ai grandi esponenti romantici europei (pensate a Delacroix, oppure a Turner), gli italiani non seppero giungere allo stesso livello di sperimentazione e innovazione di linguaggio. Colpa, probabilmente, dell’ostacolo allo sviluppo culturale dato dalle ripetute guerre e conflittualità, che portarono gli artisti a concentrarsi più sul soggetto, che sulla forma espressiva. Soggetto, che ebbe modo di diventare voce di quei patrioti idealisti e ribelli, costretti a esprimersi in modo indiretto, attraverso mezzi come, appunto, la pittura.

L’Hayez, inserendosi in questo contesto, è capace di esprimere i temi romantici con un linguaggio unico, che ha dell’accademico e del classicheggiante. Nei suoi dipinti trovate soggetti ripescati dal mondo storico, medievale e patriottico, che si rivolgono al pubblico contemporaneo, con messaggi chiari, malgrado “nascosti tra le righe”. 

Volendo vedere gli influssi a cui fu soggetto, possiamo citare il Canova e Raffaello (conosciuti durante il soggiorno a Roma), oppure il francese Ingres. Tuttavia, il nostro artista è capace di reinterpretarli in modo nuovo, con temi moderni ambientati nel passato, brulicanti di messaggi patriottici. 

Anche i colori, oltre a essere in armoniosi accordi cromatici, sono carichi di significati impliciti. Vediamo spesso il tricolore italiano, così come la bandiera francese. 

Accanto a tutti i quadri di soggetto storico, ricorrono innumerevoli ritratti di celebri personaggi dell’epoca. Si va dai letterati, ai personaggi politici, passando per quello di Cristina Trivulzio. Lo stile, qui, è molto realistico, fino a scivolare verso il provocatorio, con alcuni nudi femminili: bellissimi, quanto scandalosi per l’epoca!

LE OPERE

IL BACIO

Questo dipinto, emblema della ribellione all’occupazione austrica in Italia, risale al 1859: ai tempi della Seconda Guerra di Indipendenza italiana. 

Al centro, ecco i due giovani in abiti quattrocenteschi, immortalati in un’atmosfera medievaleggiante. Lui è coperto da un mantello, con tanto di cappello, lei è vestita d’azzurro, coi capelli sciolti. E, poi, nel buio si proietta un’ombra: chi potrebbe essere?…

Malgrado sembri una scena di intimità ambientata nell’epoca cavalleresca del Medioevo, si tratta di un forte messaggio politico. Il giovane, con l’arma che appena si intravede, è certo un patriota, pronto ad andare a combattere contro gli stranieri. La figura nascosta (di cui avvertiamo la presenza dall’ombra) potrebbe essere una spia austriaca.

Ma veniamo ai colori: la luce è calda, grazie all’ocra delle architetture circostanti; ciò che conta, sono le vesti dei giovani. Queste, infatti, spiccano con le tinte del tricolore francese: una celebrazione degli alleati, a quei tempi in lotta contro la minaccia austriaca. 

Il bacio

I VESPRI SICILIANI

Si tratta di un episodio storico avvenuto nel lontano 1282, appena fuori dalla chiesa di Santo Spirito a Palermo. In quell’occasione, finita la messa serale (il “vespro”),  un soldato francese si avventò su una donna siciliana, con la scusa di volerla perquisire. Subito, il fratello di lei uccise la guardia, provocando una reazione tale, da essere la miccia per la rivolta popolare che riuscì a cacciare i francesi dall’isola.

Quella dei Vespri era una tematica molto cara ai patrioti, che aveva il fine di incitare alla ribellione contro la dominazione austriaca in Italia nell’800.

Vediamo la donna al centro, sorretta dal marito, e rappresentata con colori tenui, che vogliono rimarcare la sua “innocenza”. C’è, poi, il soldato ferito a morte, colto nell’atto di accasciarsi al suolo. Proprio sopra di lui svetta una colonna sormontata da una croce: segno di come il gesto da lui compiuto sia incivile, quanto un atto di peccato. Ed è qui che si percepisce il significato nascosto nell’opera: un inno alla rivolta degli Italiani, giustificata da ragioni politiche e religiose.

I Vespri Siciliani

IL RITRATTO DI CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOSO (BOZZETTO)

Malgrado sia solo un bozzetto ad acquerello, il ritratto dell’Hayez anticipa molto della bellezza del dipinto definitivo. Questo basta a rievocarci l’eleganza aristocratica di Cristina, qui immortalata in un abito di velluto blu dall’ampia scollatura, in perfetto stile Troubadour. Anche il gesto, con la mano accostata al petto, richiama l’abitudine rinascimentale delle dame di “schermirsi” dall’attrazione amorosa.  

La storia dell’opera è misteriosa, e sa molto di sotterfugi e segreti. Pare che essa fosse stata commissionata dalla madre di Cristina, Vittoria, in quanto desiderava avere con sé un’immagine della figlia, lontana a causa dell’esilio. Tuttavia, per l’Hayez non era facile avere a disposizione il soggetto (ossia Cristina) per realizzarle il ritratto. Questa, infatti, era fuggita a Lugano, mentre l’artista si trovava ancora in territorio italiano.

Dunque, si racconta che il pittore fosse andato in segreto in Svizzera, insieme a Vittoria, per fare una serie di lavori preparatori in presenza della fanciulla, tra i quali vi era anche l’acquerello in questione. In effetti, a guardarlo bene, si nota una grande ricchezza di particolari, che poteva essere stata molto utile per poi realizzare la versione finale. 

Vi invito a fare attenzione anche al busto marmoreo che spunta sulla sinistra: non è un ornamento casuale, ma ha un preciso significato nascosto. Si tratta del ritratto della madre Vittoria, realizzato da un tale Camillo Pacetti, in stile neoclassico (molto popolare all’epoca: pensate al Canova), che richiama le opere della classicità arcaica. 

Cristina, nel dipinto, sembra essere nell’atto di un dialogo ideale con la madre; il che crea un messaggio nascosto di chiaro impatto politico. 

Ai tempi della realizzazione del ritratto, Cristina era rifugiata a Lugano per motivi politici, e si era inoltre separata da poco con il marito di Belgiojoso. Da ciò ne derivava una posizione sociale piuttosto difficile. Dunque, Vittoria, con istinto di amore materno, pensò bene di far collocare il suo busto nel dipinto, così da ricordare a chiunque l’avesse visto, che la figlia poteva sempre contare sulla protezione di casa Trivulzio: una famiglia di ben nota potenza. 

Ritratto di Cristina Trivulzio di Belgiojoso (bozzetto)

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