Chiesa di Santa Maria delle Grazie

LA STORIA 

La chiesa sorse sui terreni in origine appartenuti al conte Gaspare di Vimercate, comandante delle milizie di Francesco Sforza. Questo, infatti, su richiesta dei domenicani, aveva concesso loro un fazzoletto di terra “in suburbio di porte Verceline”, in cui poter realizzare il loro convento. 

Ecco, dunque, che nel 1463 sorse il convento di San Domenico, poi intitolato a Santa Maria delle Grazie. Il primo nucleo doveva trattarsi di una cappellina dedicata alla Madonna del Rosario, in quanto il Vimercati, in cambio della terra, aveva richiesto che lì fosse collocata un’immagine miracolosa della Vergine con il bambino (protettrice dell’Ordine dei Domenicani). 

Il progetto iniziale fu affidato all’architetto Guiniforte Solari, che proseguì i lavori fino agli anni ’80. 

A partire dal 1489, il Bramante fu incaricato di rinnovare la chiesa, modificando la facciata, e costruendo un una grande tribuna in sostituzione del transetto originario. Ancora, fu aggiunto un nuovo chiostro, e l’ampia sagrestia.

LA STRUTTURA GOTICA

L’impianto originale della chiesa fu realizzato in stile gotico, da Guiniforte Solari, grande architetto della Milano quattrocentesca. Il progetto prevedeva di mantenersi strettamente alla tradizione: pianta longitudinale, a tre navate, con volte ogivali e facciata a capanna. Persino i materiali erano tipicamente lombardi: cotto per le murature, pietra di granito per colonne e capitelli. 

In particolare, la struttura è quella della “chiesa a sala”, con navate piuttosto basse e larghe, con uno sviluppo risultante più orizzontale, che verticale. 

Guardando la facciata, di semplice forma a capanna, notiamo cinque campiture da sei contrafforti. Anche qui si vede la dimensione orizzontale prevalente: è ben più larga che alta! 

Il portale centrale in marmo è uno degli interventi fatti per richiesta del Moro, realizzato negli anni ’90 del 1400. 

LA TRIBUNA BRAMANTESCA

Ai tempi in cui Leonardo era nel mezzo della realizzazione del suo Cenacolo, il Bramante fu chiamato a completare la struttura di Santa Maria delle Grazie con una Tribuna, portando a termine l’opera del Solari. 

Così, nel 1492, l’architetto cominciò a costruire questa parte della chiesa, sormontata dalla cupola grandiosa (seconda solo a quella di Santa Maira del Fiore a Firenze). Non si fermò qui, in realtà: la sua mano plasmò anche la sagrestia, il chiostro piccolo, e, più tardi, la sagrestia nuova e il chiostro grande. Una vera e propria rivoluzione artistica, insomma.

L’intenzione di Ludovico il Moro (che aveva commissionato la Tribuna), era quella di renderla il mausoleo di famiglia. 

Per quel che riguarda la struttura, sembra di rivedere un po’ il Duomo di Parma: la tribuna è uno spazio cubico, delimitato da quattro arconi a tutto sesto, che culmina in una grande cupola emisferica. A essa è collegata una “scarsella” (ossia una piccola abside), sempre cubica e con volta a ombrello. 

Intorno a tale nucleo, vediamo tre absidi a semicerchio, di cui due sostituiscono i bracci del transetto, mentre il restante prolunga il coro. 

Il tutto è armonioso, coordinato da motivi curvilinei che decorano tutto l’interno della chiesa. Ruote raggiate si alternano sulle superfici, dando un’idea di continuità. La mano geometrica del Bramante emerge ancora oggi, con la sua concezione di edificio in quanto “organismo naturale”.

IL CONVENTO

Il convento progettato dal Solari prevedeva tre chiostri: il Chiostro (originario alloggio delle truppe); il Chiostro Grande, con le celle dei frati; il Chiostro dei Morti, distrutto durante la Seconda Guerra mondiale, e poi ricostruito. 

Il refettorio è di forma rettangolare, con volta “unghiata” a botte, che si conclude con le volte a ombrello nelle testate. Non c’è bisogno di dire che si tratta del luogo in cui è conservato il celeberrimo Cenacolo vinciano, di fronte al quale c’è la misera (rispetto all’opera leonardesca!) Crocifissione del Montorfano. 

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