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Un pomodoro gigante… per appetiti da lumaca

Lumaca e pomodoro

Dopo un mese di sole pressoché ininterrotto, finalmente giunse la pioggia. E non furono le solite “due gocce” d’acqua…

Tuttavia, prima che le secchiate di pioggia ricoprissero i colli lacustri, il pomeriggio sembrava presagire soltanto una lieve acquerugiola, più rinfrescante che altro. 

Confidando nella suddetta “lieve” acquerugiola, la Risolartista e il Bassetto Leccino avevano avuto una furbissima idea. Furbissima idea che, qualche ora dopo, avrebbero sperato di non avere mai avuto…

Data la giornata di pioggia bigia bigia che non faceva venire molta voglia di uscire, avevano pensato che non ci sarebbe stata molta gente in giro. Solo personaggi pittoreschi come loro non vedevano l’ora di mettersi su un impermeabile, e andare a passeggiare con il rumore delle goccioline che cadevano sulle loro teste. Avevano passato un mese a sciogliersi al sole: era giunto il momento di godersi quella fresca pioggerella!

A parte il piacere di prendere l’acqua, c’era anche la parte “furba” della loro trovata. Ebbene, questa consisteva nell’approfittare di quel tempo piovoso per andare a fare rifornimento di ortaggi dalle loro amiche contadine più che contadine. Erano sicuri che, almeno quel giorno, non avrebbero trovato fila. Le ultime volte che ci erano stati, infatti, avevano sempre trovato un sacco di coda, ed era persino capitato che, prima che giungesse il loro turno, le verdure migliori fossero già finite! Colpa di tutte quelle matrone paesane che dovevano organizzare i loro colossali pranzi di famiglia, e avevano bisogno di montagne di peperoni e melanzane da fare ripieni; colpa anche delle mamme leprotto e mamme fagiano, che facevano piazza pulita di zucchine, pomodori e cipolle. 

Finalmente, con quella giornata di pioggia che pensavano piacesse solo a loro, i due amici avrebbero potuto scegliere gli ortaggi migliori, senza nessun pericolo di essere anticipati da qualche altro cliente. Chi, a parte loro, poteva andare a fare la spesa dalle contadine sotto l’acqua?

Perciò, preso l’ombrello, indossato l’impermeabile, e infilate le scarpe da pioggia, l’artista e il Bassetto se ne uscirono di casa.

Erano le cinque del pomeriggio, e le goccioline cadevano quiete, leggere e sottili: sembrava davvero che sarebbe stata solo una “lieve” acquerugiola… non si poteva desiderare di meglio!

Senza neppure aprire l’ombrello, risalirono il colle in direzione di Montalcino, saltellando allegramente sul sentiero umidiccio. Senza più il caldo rovente di agosto, si poteva godere molto di più del paesaggio e della natura che li circondava. Finalmente potevano fermarsi a salutare gli ulivi, e divertirsi a cercare le prime olive che cominciavano a tingersi di viola. Finalmente potevano avvicinarsi anche ai rovi di more, di solito in pieno sole, raccogliendo i frutti più succosi e maturi. Le more, gustate direttamente dalla pianta, e fresche di pioggia, erano ancora più saporite.

In breve tempo, giunsero alla deviazione, e, abbandonati i sentieri, presero la strada che conduceva ai campi di girasole. Per raggiungere le loro amiche contadine più che contadine, mancava da percorrere solo la strada sterrata che li costeggiava…

Solo quella.

Solo quella li separava dagli orti sul lungolago. 

Tuttavia, “solo” quella strada tra i campi di girasoli si rivelò un’impresa ardua da compiere…

Come già era stato detto, la passeggiata dei due amici era cominciata con una “lieve” acquerugiola, e in tal modo era andata avanti per quasi tutto il tragitto. Felici di quella pioggia rinfrescante, non si erano accorti di ciò che il cielo, nel frattempo, si stava preparando a fare. Non si erano accorti che, passo dopo passo, alle loro spalle le nuvole diventavano sempre più compatte, sempre più grigie e sempre più incombenti. Se avessero guardato indietro, si sarebbero subito resi conto che la “lieve” acquerugiola sarebbe terminata presto…

Ed ecco, all’improvviso, il diluvio arrivò.

Pochi minuti, e le gocce si intensificarono, costringendo la Risolartista ad aprire l’ombrello.

Pochi minuti ancora, e le gocce furono sostituite da secchi d’acqua, e poi i secchi lasciarono il posto a vere e proprie cascate amazzoniche. 

Quella che era “solo” la stradina tra i campi di girasoli ancora da percorrere, divenne un fiume impetuoso da guadare. Anzi, da risalire. Tale stradina, infatti, a un certo punto, andava anche in salita: tale e quale a un torrente con acqua che scorreva giù a fiotti. 

Stringendo l’ombrello (più simbolico che utile) nella mano, l’artista e il Bassetto si fecero coraggio, e continuarono a procedere in direzione degli orti. Erano quasi arrivati: non potevano desistere proprio in quel momento. Tanto più, visto che non avevano un posto vicino in cui andare a ripararsi; l’idea di fermarsi sotto un albero, nel mezzo di un temporale colossale, era una pazzia. Per cui, non potendo bagnarsi più di quanto lo fossero già, risalirono il fiume-stradina, e arrivarono, più nuotando che camminando, dalle amiche contadine. 

L’unica consolazione che avevano in testa era che, almeno in quella giornata di pioggia, non avrebbero dovuto fare la fila fuori…

Consolazione che, appena ebbero varcato la recinzione dei campi, dovettero rimandare a data da destinarsi.

Anche quella volta avrebbero dovuto fare la fila. E sotto l’acqua, per giunta. Chi poteva mai essere coraggioso (o matto) come loro, da aver pensato di uscirsene a fare la spesa?

Purtroppo per la Risolartista e Leccino, di soggetti simili ce n’erano una lunga fila.

Una lunghissima fila. Una lunghissima e lentissima fila. 

Era una fila che procedeva letteralmente a passo di lumaca, in quanto era interamente composta da… lumache.

Come le stesse signore lumache spiegarono poi, le giornate di pioggia erano le uniche in cui erano in grado di andare a fare la spesa. Chi ha un minimo di conoscenza di questi animaletti, saprà bene che i loro corpicini viscidi hanno bisogno di un terreno umido per potersi muovere. In mancanza di questo, si trovano impossibilitate anche solo a mettere il naso fuori di casa! Perciò, ogni volta che arrivava un pomeriggio umido e piovoso, tutte le lumache del vicinato ne approfittavano per andare a fare scorte di viveri sufficienti fino alla pioggia successiva. 

Quella volta poi, erano uscite a fare acquisti proprio tutte le mamme lumaca dei dintorni, in quanto, dopo un mese di sole e secco ininterrotto, erano rimaste completamente senza cibo. Dovevano aver sofferto veramente tanto… 

In realtà, non è che avessero proprio “sofferto la fame”. Essendo lumache, in mancanza di altro, potevano pur ricorrere ai fili d’erba che trovavano in giro. Tuttavia, avere ortaggi vari e saporiti era tutta un’altra cosa. Sebbene possa sembrarvi strano, anche le lumache sono buongustaie, e amano, per quanto possibile, tenere una dieta varia ed equilibrata. 

Di conseguenza, quella giornata di “leggera” acquerugiola”, poi diventata acquazzone, era giunta come una benedizione dal cielo. Finalmente, le mamme lumache avrebbero potuto rimpolpare le loro scorte di verdure da alternare all’erba diventata ormai monotona da settimane. 

Dopo aver sentito questa spiegazione, la Risolartista non poté che capire tutte quelle lumachine in coda: era la loro prima occasione di spesa, dopo secoli! 

Perciò, si risolse ad aspettare quieta il proprio turno…

E intanto pioveva, e pioveva, e pioveva. E ancora pioveva.

I due amici, però, erano ormai così bagnati da non fare più caso alle secchiate d’acqua che continuavano a cadere sopra il loro ombrello. La Risolartista continuava a stringerlo in mano, con l’unico scopo di lasciare asciutta almeno la testa. Scopo che, per fortuna, sembrava ancora verosimile.

Dopo una buona mezz’ora di fila sotto l’acqua, giunse il loro turno.

Anzi, no. Mancava ancora una Signora Lumaca davanti a loro. Non l’avevano vista, in quanto se n’era stata tutto il tempo un po’ in disparte, avendo trovato una fogliolina abbastanza larga sotto cui ripararsi. A quanto pareva, non doveva gradire molto la pioggia diretta in testa…

Fu così che, costretti ad attendere ancora per chissà quanto (le lumache non sono campionesse di velocità), si risolsero a osservare la Signora Lumaca che faceva la spesa.

A dire la verità, fu un’osservazione decisamente curiosa e istruttiva: non capita tutti i giorni di vedere una Signora Lumaca fare acquisti. Malgrado l’inesorabile lentezza di ogni movimento, era molto interessante guardare come stava ad analizzare per benino ogni verdura esposta nelle cassette, annusandola e passandoci sopra con il suo corpicino molliccio. Anche voi, probabilmente, trovandovi a fare la spesa per scorte che sarebbero durate giorni e giorni, avreste prestato pari attenzione. Non poteva rischiare di portare a casa roba che in men che non si dicai sarebbe stata da buttare…

Pian piano, si fece dare tutti gli ortaggi che aveva scritto sulla sua lista, chiedendo la gentilezza di consegnare la merce alla sua casetta. Da sola, non sarebbe mai riuscita a trasportare la montagna di melanzane, zucchine e pomodori che si era fatta preparare. O meglio, ci sarebbe anche riuscita (le lumache hanno una volontà di ferro), ma ci avrebbe messo tutto il mese successivo!

Le contadine furono più che contente di prometterle di portare tutto quanto la mattina successiva, una volta cessata la pioggia. Con quel tempo da lupi, prendere la macchina era ancor più folle che andarsene in giro a piedi.

(A proposito, se vi chiedete come facessero, lumache e contadine, a capirsi, sappiate che queste ultime erano sufficientemente giovani e pittoresche per far parte della cerchia della Risolartista.)

La Signora Lumaca le ringraziò, dicendo che, però, voleva portarsi subito a casa uno dei pomodori che aveva comperato. Le era necessario per preparare l’insalatona della cena! Non poteva aspettare fino alla mattina successiva…

Con questo proposito, scelse uno dei pomodori che aveva già pre-selezionato, cercando quello più bello e più grande del gruppo.

La Risolartista, che era rimasta a guardare interessata tutto il tempo, allungò il collo per scoprire su quale esemplare fosse ricaduta la scelta.

Era un pomodoro della varietà “Gigante del Trasimeno”: una rarità coltivata da tempo immemore proprio qui. Era un pomodoro “gigante” nei fatti, quanto lo era nel nome, e dalla buccia meravigliosamente dipinta. Partiva con il verde all’attaccatura del picciolo, per poi trasformarsi in giallo, arancio e rosso. Doveva essere saporito quanto colorato! Chissà come sarebbe venuta buona l’insalatona: la nomea del pomodoro Gigante del Trasimeno era quella di essere un campione nel renderla deliziosa.

Scelto il pomodoro, la Signora Lumaca provvide a legarlo ben saldo con una cordicella, facendoci un paio di giri attorno. Quindi, salutate le contadine, si avviò in direzione di casa…

Dopo quella lentissima fila di lentissime clienti, finalmente, era davvero il turno della Risolartista.

Peccato che fosse rimasto ben poco tra cui scegliere… le signore lumache si erano portate via quasi tutto!

Per fortuna, compariva ancora qualche zucca (troppo dura per lo stomaco di una lumaca), e una cassettina di pomodori Giganti. Non avendo molte alternative, l’artista e il Bassetto optarono per una zucchetta non troppo grossa, e per un bel sacchetto di pomodori. Quelli sembravano davvero invitanti; la Signora Lumaca doveva essere una bravissima intenditrice, di quelle che sanno riconoscere la roba di qualità.

Mentre concludevano gli acquisti, realizzarono improvvisamente che aveva smesso di piovere. Dopo una strada attraversata a nuoto, e dopo un’attesa sotto l’acqua a catinelle, il cielo dispettoso aveva ben pensato di finirla con tutta quella pioggia. Del resto, più fradici di così non sarebbero potuti essere.

C’era almeno da consolarsi con il fatto che il ritorno sarebbe stato un po’ più asciutto, per quanto “asciutti” potessero essere considerati dei vestiti e delle scarpe zuppi all’inverosimile…

Sognando una doccia calda e un pigiamino veramente “asciutto”, la Risolartista fece dietro front, seguita dal Bassetto Leccino zampettante tra le pozze.

Forse un paio di minuti di cammino, e incontrarono sulla strada la Signora Lumaca, che trascinava con fatica il suo pomodoro. La si sentiva borbottare tra sé e sé, mentre si lamentava di aver scelto un pomodoro troppo grosso da portarsi a casa da sola. Colpa del suo appetito da lumaca che non aveva saputo resistere all’idea di papparselo quella sera per cena…

Di quel (lentissimo) passo, però, a casa per cena non ci sarebbero arrivati né lei, né il pomodoro! 

Poveretta: si vedeva bene quanto ce la mettesse tutta pur di fare un pochino più in fretta (con scarsissimi risultati).

La Risolartista, mossa a compassione dalla Signora Lumaca, le chiese se aveva bisogno di aiuto. Lì per lì, il suo orgoglio di lumaca le fece rispondere che ce l’avrebbe fatta da sola. Poi, però, resasi conto della tarda ora, fu costretta ad ammettere che un passaggio, almeno per un pezzetto di strada, lo avrebbe accettato volentieri.

Portare un pomodoro in più o in meno (anche se si trattava di un pomodoro Gigante del Trasimeno) non era un grande problema per la ragazzina. Dunque, fu felicissima di poterla portare con sé, insieme al rispettivo pomodoro.

Quando ebbero percorso tutta la strada accanto ai campi di girasoli, le chiese dove abitasse esattamente. Era convinta che la sua casetta non potesse che trovarsi nei paraggi: non avrebbe avuto motivo, altrimenti, di andare così lontano solo per fare la spesa.

In realtà, la Signora Lumaca abitava ben distante dall’orto delle amiche contadine. Tuttavia, quello era l’unico posto in cui poteva trovare quei pomodori Giganti così dolci e succosi. La soddisfazione valeva il lungo viaggio…

A pensarci bene, era proprio così. Anche la Risolartista, in fondo, si faceva tutte le volte quella lunga strada per andare da loro e poter comperare le delizie che coltivavano. Oltre che per farci quattro chiacchiere, ovviamente!

Avendo scoperto che la Signora Lumaca abitava ai piedi della salita per Montalcino, e dunque non lontano da casa sua, la Risolartista la accompagnò fino alla porta.

Non potete immaginarvi la profusione di ringraziamenti che la travolsero: senza il suo passaggio, la Signora Lumaca non avrebbe mai potuto gustarsi il suo pomodoro per cena. Ringraziamenti che aumentarono (e di tanto), non appena la sua nuova amica umana le suggerì di accompagnarla la prossima volta che sarebbe andata dalle contadine. In quel modo, avrebbe potuto fare la spesa anche nei giorni di sole, e sfruttando un passaggio rapidissimo!

Davanti a un simile invito, la Signora Lumaca non poté che accettare. In cambio, però, ci tenne a farle accettare un ciondolo con un guscio di lumaca che aveva dipinto lei stessa. Forse non gliel’aveva ancora detto, ma anche lei era un’artista. Un’artista lumaca, che realizzava opere d’arte non sulle tele, ma sui gusci. Ecco un altro interesse comune, oltre ai pomodori, di cui avrebbero potuto parlare durante il prossimo viaggio.

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