San Feliciano: paese di tramonti, di pescatori, e di gatti

San Feliciano Lago Trasimeno

San Feliciano è quel piccolo angolo di Trasimeno noto per essere borgo di pescatori e di gatti. Senza dimenticare i tramonti: dicono siano tra i più belli del mondo intero…

Finché lo si visita da turisti, però, se ne perdono molte cose. Il San Feliciano degli stranieri è fatto di cenette di pesce con il rosso della sera sullo sfondo, di gite all’Isola Polvese, e biciclettate attorno alle rive. I più interessati al panorama enogastronomico, poi, potrebbero andare alla ricerca del pregiato olio d’oliva prodotto qui attorno, o del pesce di lago cucinato come vuole la tradizione. 

Tuttavia, San Feliciano, per lo spirito pittoresco di un’artista, è molto di più. E il suo valore si accresce ulteriormente, nel momento in cui quest’artista è legata indissolubilmente ai suoi viottoli, a motivo di antiche discendenze di famiglia.

San Feliciano, per la Risolartista, era ed è la sua seconda casa. Una casa di vacanza, estiva, ma non solo. Una casa in cui abbandonare la frenesia cittadina, per rigenerare il suo animo pittoresco immergendolo nella natura selvaggia dei colli, e nella vita quotidiana che si sussegue tra i viottoli. Una casa da cui partire per avventure a metà tra realtà e incanto, tra contemporaneità e fiaba.

Tutti motivi che rendono questo paesino di pescatori (e di gatti) lo sfondo perfetto per racconti squisitamente pittoreschi. 

Perché si possano apprezzare di più certe sue macchie di colori (e di vita) impresse sulla carta dall’artista, è bene conoscerne meglio qualche dettaglio. 

Cominciamo da un punto di vista “esterno”. Cominciamo dall’ammirare San Feliciano a distanza, dall’alto, fermando i passi in cima al colle da cui parte la salita per Montalcino.

Visto da lì, il borghetto di pescatori assume i connotati perfetti per diventare un “paesaggio da cartolina”. Da lontano, le casette si confondono l’un l’altra, formando un grumolo di tetti e pareti dai colori pastello, tra cui spicca alto il campanile della chiesa. Il tutto è incorniciato da rami di ulivo carichi di frutti e di foglie, che, con le loro tinte argentee, contornano a meraviglia quel grazioso paesino.

Poi, ovviamente, c’è il lago. Il Lago Trasimeno, con la sua Isola Polvese che fa da macchia scura al centro, proprio di fronte alla riva sanfelicianese. Il Lago Trasimeno dalle tinte cangianti a seconda dell’estro del pittore che si è messo a dipingerlo. Il Lago Trasimeno, il cui profilo è rimarcato dalla lontana sponda opposta, su cui sorge il ben noto Castiglione. Nei giorni di aria pura, completa il tutto il Monte Subasio, che sorveglia gli abitanti lacustri dalla sua vetta brunita…

Manca solo il cielo. Difficile descriverlo con esattezza, in quanto le parole di oggi non andrebbero già più bene domani. E neppure tra un’ora, a dir la verità. Al mattino è azzurro, al pomeriggio guizza verso il latte se arriva qualche nube, e alla sera esplode come un fuoco d’artificio. Ecco il suo splendido tramonto…

Qualche volta è giallo, qualche volta arancione, molte volte rosso e rosato. Anche il verde, a dir la verità, non è estraneo alla sua tavolozza. Insomma, per potersi immaginare un tramonto sul Trasimeno a dovere, è necessario vederlo con i propri occhi.

Dopo aver colto il paese nel suo insieme, ci si può inoltrare più a fondo nei viottoli, cogliendo colori, suoni e profumi curiosi.

I colori variano dal rosa pesca, all’azzurro turchino, passando per le screziature naturali della pietra arenaria, che ancora spicca sulle pareti più antiche. Queste sono le tinte delle case e casette di cui San Feliciano si compone; tinte dolci, tranquille, qua e là accese da vasi da fiori appesi alle finestre. 

I suoni sono quelli di tutti i giorni, con il valore aggiunto delle paroline scambiate in dialetto perugino. Il profumo inconfondibile, invece, è uno solo: quello della “cannuccia” lacustre che brucia allegra in chissà quale focolare…

Parlando di edifici nello specifico, non dovete aspettarvi grandi cose. Non è uno di quei borghetti fatti apposta per attrarre turisti con ristoranti e negozi a profusione.  

Tutt’altro. A San Feliciano, la gente del luogo è semplice, e sembra spesso rimasta ferma a più di un secolo fa. Andando al di là delle apparenze (poche, ma necessarie per soddisfare minimamente gli stranieri), ci si può immergere in un’atmosfera antica. Atmosfera pittoresca, come quella delle campagne di un tempo, in cui si imparava a cavarsela da sé, e a fare quasi tutto in casa. La modernità, a San Feliciano, si è fermata alle soglie della maggior parte delle case: l’aura verace e quasi “fiabesca” di certi loro abitanti le ha impedito di entrare. 

Il supermercato c’è, ma è pittoresco quanto i suoi clienti. Ed è trattato in modo altrettanto pittoresco, con un disinteresse verso certi comuni comfort cittadini che stupirebbe qualsiasi “metropolitano”.

A proposito del supermercato, vale la pena di partire da lui, per delineare la (brevissima) serie di negozi paesani. 

Si tratta di un supermercatino di un pugno di metri quadrati, che ha nome Bussolini (dalla storica famiglia che lo fondò). Dire che è pieno di contraddizioni tra passato e presente è riduttivo. Se analizzaste ogni suo scaffale, trovereste materiale con cui divertirvi all’infinito. Vi basti sapere che ci sono prodotti tradizionali umbri che fanno la guerra con il mondo industriale. Trovate pecorini, ricotte di pecora e legumi tipici, accanto alle confezioni così sfacciatamente “da supermercato”, che non si vedono più neanche nei supermercati cittadini. Gli anni del boom economico e delle grandi marche oltremodo diffuse sono penetrati tra gli scaffali di Bussolini, senza abbandonarli mai. Il biologico, e tutte le mode contemporanee, non hanno spazio nelle borse della spesa delle signore sanfelicianesi. Al loro posto, compaiono i prodotti tipici e quelli anche troppo “da supermercato”, accompagnati da certi prodotti di “industria locale”, con nomi di marche che potete trovare solo qui. Dalla pasta Fabianelli, al latte Grifo. Dai biscotti Lago, all’Ovo Fresco San Martino che riempie un intero reparto con uova di ogni tipo e dimensione. E si potrebbe andare avanti a citare nomi più che curiosi all’infinito…

Va da sé, che tutte le “matrone” (così mi piace chiamare le signore attempate) del paese di una certa età vadano da Bussolini tutti giorni. Ci vanno a fare la spesa, ma soprattutto a fare quattro chiacchiere allegre con le proprie vicine di casa. Per non parlare, poi, delle battutine in dialetto che si scambiano con le commesse del negozio! 

Passando agli altri negozi, non c’è molto da dire. Una panetteria non c’è più, sostituita dal caro Bussolini, che si fa consegnare tutte le mattine il pane fresco da due fornai del paese di Magione. 

È rimasto invece il macellaio, il Signor Scarchini. Da storico protagonista dello shopping delle matrone in materia di carne, continua tutt’oggi a offrire i suoi ottimi servigi. Una colonna di San Feliciano, ma mai quanto il supermercato.

Poi, c’è l’Altra Edicola. Un’edicola che vende roba da edicola… e altro. Molto altro: dai cosmetici, ai tè, ai barattoli di miele e alle bottiglie di olio d’oliva. A pensarci bene, non si allontana poi tanto dal concetto di “drogheria” tanto caro ai nostri nonni; l’unica differenza è che ci si possono comprare prevalentemente giornali e quotidiani.

Completa la serie di negozi affacciati sulla piazza principale la farmacia. Fine della (brevissima) lista!

Come ultimo luogo di shopping si può ancora citare quel buchetto molto grazioso (ma pur sempre un “buchetto”), costituito dal punto vendita della Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno. Da buon borgo di pescatori, non potrebbe mancare un posto in cui comprare il pesce di lago appena pescato. 

Se volete, aggiungo anche il mercato che si tiene sulla piazza ogni venerdì. Non immaginatevi file e file di bancarelle affollate… non è uno spettacolo a cui i Sanfelicianesi siano abituati. Il mercato del venerdì non raggiunge neppure la doppia cifra per numero di banchetti; nondimeno, si tratta di banchetti a cui vale la pena fermarsi. Se le matrone paesane hanno bisogno di rinnovare le loro livree da lavoro (ossia i grembiuli) troveranno sempre un’ampia offerta. Come non rimarranno a bocca asciutta neppure in materia di calze, biancheria e pigiamini. 

Gli uomini di casa, invece, è probabile preferiscano avvicinarsi al furgoncino della porchetta, che vende anche salumi e formaggi locali, oppure andare dal fiorista. Fiorista, che tanto fiorista poi non è. Di fiori quasi non se ne vedono; piuttosto ha un’incredibile varietà di ortaggi e piantine da seminare nell’orto. È questo che vuole la sua clientela. 

Le suddette erano le bancarelle fisse. Poi, a seconda dell’estro della settimana, compaiono curiosi e pittoreschi venditori. Talvolta potreste trovare olio d’oliva purissimo del Trasimeno, oppure miele delle più strane varietà. O, ancora, montagne su montagne di mele, prodotte da un’azienda a due passi dal lago. 

Con cosa si tornerà a casa il prossimo venerdì? Solo lo spirito del mercato sanfelicianese lo sa…

A questo punto, è probabile che vi siano sorte due domande riguardo le abitudini dei Sanfelicianesi.

La prima, è dove prendano la frutta e la verdura. Un ortolano vero e proprio non c’è… tuttavia, c’è il Signor Sergio, ortolano ambulante, che tre volte la settimana mette giù il suo camioncino in piazza.

E, poi, ci sono gli orti del Trasimeno. Basta abbandonare il caseggiato, per rendersi conto di come le colline circostanti siano tutte macchiate di fazzoletti di orto pieni di ortaggi di ogni tipo. Se chiedete a qualche abitante, vi dirà sicuramente dove ha il suo bell’orticello di famiglia. Chissà che non ve lo faccia persino visitare…

La seconda questione, invece, riguarda quella parte di abitanti “normali”, estranei a questa vita rimasta intrappolata a un bel po’ di tempo fa. Che vita faranno mai i “giovani”, e tutti i paesani “cittadini” (che passano più tempo in città che sul lago)? … Fanno la vita che probabilmente fate anche voi. Fanno acquisti in città, hanno amici in città, e lavorano in città. Solamente, ci mettono una mezz’ora di macchina in più anche solo per andare a fare la spesa. Per il resto, sono gente contemporanea come chiunque altro, troppo impegnata per entrare in profondità in queste dinamiche pittoresche di paese.

Il lato speciale e fiabesco di San Feliciano, infatti, richiede una certa sensibilità e attenzione per essere colto. Motivo per cui i soggetti di cui sentirete parlare non sono i canonici pendolari…

Eccoci, dunque. Eccoci a dire qualcosa di questi pittoreschi abitanti di San Feliciano. 

Per conoscerli davvero, dovreste parlarci. Anche parlandoci, però, non capireste tanto (vi avviso). Non capireste i “non detti” che si riferiscono a chissà quale storia locale, non capireste neppure le parole in dialetto, che si divertono a cancellare da ogni frase il numero più grande possibile di lettere. Se volessi mettere per iscritto un normale chiacchiericcio da bar in riva al lago, dovrei mettere più apostrofi che vocali…

Per avere un’idea di massima di chi affolla i viottoli sanfelicianesi, potete prendere spunto da questi pochi indizi.

Pensate a matrone che si affaccendano tutto il giorno in cucina, dopo aver passato buona parte della mattinata a chiacchierare tra bar e supermercato.

Pensate a uomini di un’altra epoca, che la sanno lunga sulla vita, e si sono ritirati a curare il loro orticello come fosse un secondo figlio.

Pensate ai pescatori di ieri, che pescano tutt’oggi, e sempre con le stesse reti riparate anno dopo anno.

Pensate a un miscuglio di abitanti più giovani, che fanno da ponte tra il paese più fiabesco, e la realtà contemporanea. Sono loro a passare allegramente i prodotti alla cassa, o a servirvi il caffè con un sorriso. 

Questo vi basti, il resto sarà vostro piacere approfondirlo…

Concludiamo il tour di San Feliciano con qualche altro accenno di contesto. 

Tutti i vicoletti si snocciolano dalla strada principale (l’unica con il semaforo!), in senso perpendicolare al lago. Se vogliamo identificare il “cuore” del paese, non può che essere la piazza dei negozi, su cui svetta la torretta dell’orologio. Orologio squisitamente in ritardo; e in ritardo variabile a seconda di chissà quale logica balzana. 

Per quel che riguarda i ristoranti e i caffè, ce ne sono disseminati qua e là. Uno vale la pena di citarlo: lo storico “Ristorante da Settimio”, rinomato per la cucina di pesce di lago. In quanto borgo di pescatori, come c’è il negozio del pesce, ci deve pur essere anche una tavola calda in cui chi non ha voglia di cucinare lo possa comunque gustare!

Non che ci sia bisogno di dirlo, ma San Feliciano ha anche un bel porto. Anzi, due porti. Entrambi piene di barchette, motoscafi e vele, che nelle giornate di bel tempo punteggiano le acque con le loro presenze. 

Ora il quadretto dovrebbe essere abbastanza chiaro. Volendo, si potrebbe continuare ad aggiungere sempre più pennellate di particolari alla tela, ma (perdonate la finezza della metafora) non sono una pittrice fiamminga. Troppi dettagli sono difficili da ricordare tutti… si rischierebbe di non apprezzare i pochi di valore.

Vi ho parlato della veduta di San Feliciano dai colli, e dei suoi scorci di piccola quotidianità che si avvicenda nei viottoli. Vi ho parlato dei negozi, dei ristoranti, e del porto. 

Gli spiritelli umani che animano la vita qui, lo avrete intuito, sono impossibili da immortalare per intero. Basta sapere che ci sono, e che è grazie a loro che certe scenette pittoresche continuano a succedere. 

Mancherebbero solo i gatti. 

Mancherebbe solo la seconda anima di San Feliciano, senza la quale il paese non è completo. Tuttavia, una coda di testo non basta a descriverne nemmeno un baffo… meglio rimandare a un’altra pagina inchiostrata.

Concludo la descrizione con quella che è la quotidiana fine di ogni giornata sanfelicianese. Concludo ricordandovi che si tratta del paese dei tramonti. Dunque, concludo consigliandovi di dipingere nella vostra mente ogni tinta di cielo al tramonto che siete capaci di immaginare. Appena l’avrete fatto, ricordatevi di rievocare tali colori ogni volta che pensate alla sera che arriva sul Trasimeno. Solo così, potrete apprezzare a pieno le storie di cui questo magico lago si trova a essere testimone…

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