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Melonfiere in volo

Mongolfiera libellula topolino pilota

In quel fresco (strano, ma vero!) pomeriggio agostano, il sesto senso d’arista era stato stuzzicato dalla voglia di melone. E, quando era il senso d’artista a parlare, significava sempre che c’era qualcosa di pittoresco in vista…

Per sapere cosa le rive del Trasimeno avevano in serbo per la Risolartista quella volta, occorreva seguire l’intuito, e fare ciò che questo suggeriva.

Dunque, se era giunto il desiderio di un bel melone fresco e profumato, era bene adoperarsi per recuperarlo. 

… Dove andare? Le alternative che offrivano meloni erano numerose. 

C’era prima di tutto il caro Bussolini sotto casa, che non mancava mai di avere una cassetta piena di meloni nel suo reparto ortofrutta. Tuttavia, erano meloni troppo convenzionalmente da supermercato per poter soddisfare il suo sesto senso d’artista. Quel giorno ci voleva altro…

Essendo giovedì, un’altra possibilità era il furgoncino del Signor Sergio, che svettava con l’ombrellone aperto in mezzo alla piazza. Anche lì, di meloni ce n’erano a profusione. Tanti i meloni, quanta anche la fila di persone in attesa di essere servite. E alla Risolartista non piaceva aspettare…

Di conseguenza, nemmeno il Signor Sergio faceva al caso suo.

Perciò, prese la sua biciclettina fragolosa, e si avviò in direzione degli orti in riva al lago. Fuori dal paese, lontano dai meloni troppo comuni e dozzinali, avrebbe certo trovato qualche esemplare sufficientemente pittoresco per lei. Dopo tutto, il senso d’artista aveva bisogno di frutta d’eccezione, per poter soddisfare il suo appetito di colori…

Mentre pedalava allegramente poco oltre la brughiera paludosa, appena superata la casetta del Signor Sauro, il suo occhio si illuminò, inducendo la biciclettina a fermarsi.

L’orto del Signor Carlo, situato di fronte alla suddetta casa, l’aveva chiamata. 

Era certa che avrebbe trovato un melone soddisfacente proprio laggiù…

Decisa a terminare lì la sua ricerca, accostò la biciclettina fragolosa al ciglio della strada, e la abbandonò lì, diretta all’orto in questione.

Era la prima volta, quell’anno, che ci metteva piede. Tra una cosa e l’altra, aveva sempre dirottato i suoi giretti pomeridiani altrove. 

Il caso (dispettoso) sembrava non volesse mai farle incontrare il proprietario di quell’orticello, ossia il Signor Carlo. Ogni volta che aveva intenzione di fargli visita, non lo trovava mai. Quando, invece, aveva un mucchio di altre faccende da sbrigare, e passava lì di fronte, lo vedeva intento a lavorare. In tali occasioni, non poteva che salutarlo, promettendogli che si sarebbe fermata da lui la prossima volta…

E, così, era arrivata fino agli ultimi giorni di agosto, senza essere ancora riuscita a fare visita all’orto del Signor Carlo. E la cosa le era assai dispiaciuta.

Le era dispiaciuta non soltanto per il piacere di far visita al suo amico agronomo-agricoltore (il Signor Carlo, specifico, era un vero esperto di piante, con tanto di laurea in agraria!), ma anche per il paesaggio che si perdeva.

Le sue coltivazioni, infatti, erano in un punto della riva del Trasimeno davvero incantevole. Passeggiando tra le piante di fragole (il Signor Carlo era universalmente famoso per la sua grande produzione di fragole), si poteva godere della vista sul lago, gustandosi a pieno i colori del tramonto. Non solo: sullo sfondo non mancava di comparire anche la brughiera paludosa, al cui centro sorgeva la curiosa dimora del Signor Sauro, l’amico e cugino del Babbo Antonello. E tale brughiera paludosa era un luogo squisitamente pittoresco, che qualcuno definiva anche incantato. Era di un verde pisello brillantissimo, continuamente animato dal volo degli uccelli lacustri di ogni razza e varietà. Sembrava quasi un terreno adatto a esibizioni aerostatiche di mongolfiere e dirigibili. Se avessero mai organizzato una fiera in cui far volare quei palloni pieni di aria calda, certamente l’avrebbero fatta laggiù…

Quando la Risolartista ebbe ammirato a sufficienza il paesaggio che gli orti offrivano quel giorno, si inoltrò nel verde alla ricerca del Signor Carlo.

E, finalmente, lo trovò.

Eccolo là, il suo amico agronomo-agricoltore, tutto intento a piantare giovani virgulti di broccoli e cavolfiori. Essendo ormai fine agosto, erano quelle le nuove varietà da “mettere a dimora”, così da poterle raccogliere in inverno. 

In realtà, non si stava occupando solo di quelle. Poco distanti, si vedevano anche file e file di piantine di fragole, che attendevano di essere sistemate a dovere. Evidentemente, gli ultimi giorni d’estate erano anche il momento adatto per trovare una casa a quei mucchi di foglioline frastagliate, che in primavera sarebbero stati carichi di corpuscoli rossi dal sapore dolcissimo. La Risolartista si ricordava molto bene le squisite fragole del Signor Carlo; ogni risolatte mattutino dell’aprile appena trascorso, infatti, era stato dipinto dal loro colore vermiglio. Non vedeva l’ora di poterle assaggiare di nuovo…

Quel giorno, però, era giunta nell’orto del Signor Carlo per cercare un melone. 

E un melone fu ciò che chiese, non appena l’ebbe allegramente salutato.

Melone, dunque, doveva essere. Purtroppo, però, per averlo, avrebbe dovuto aspettare un po’. L’agronomo-agricoltore, non appena ebbe sentito la richiesta, abbandonò le sue piante di cavolfiore, e si diresse verso il campo dei meloni. Essendo fine agosto, di frutti buoni ce n’erano ormai pochi: per trovarne uno che potesse soddisfare il suo palato d’artista, si doveva impegnare. Tuttavia, per la sua piccola amica appassionata di ortaggi, avrebbe tastato anche l’angolo più remoto del campo, alla ricerca del melone migliore! L’unico problema, appunto, era che ci avrebbe messo un po’.

Nel frattempo, la invitò a farsi un giro nel resto dei campi. Avrebbe trovato qualcosa con cui intrattenersi…

La Risolartista non se lo fece ripetere due volte: lasciò il Signor Carlo alla sua caccia al melone, e si diresse altrove.

Pochi passi, e un curioso manifesto la colse di sorpresa: che cosa ci faceva un manifesto tutto colorato appeso nel bel mezzo di un orto?

Avvicinandosi, lesse meglio di cosa si trattava. Era un manifesto che pubblicizzava il “Raduno delle Melonfiere”. Raduno che si sarebbe tenuto proprio la sera successiva, e proprio lì di fronte… lì, dove sorgeva la brughiera paludosa. 

Ma che cosa poteva essere mai una “melonfiera”? La Risolartista, come credo anche voi, se lo chiedeva con molta curiosità. Il disegno raffigurato sul cartellone aiutava a trovare una risposta.

Dovete immaginarvi una melonfiera come qualcosa a metà tra una mongolfiera e un melone. La forma era quella del melone, ma la funzione era quella della mongolfiera. Insomma, con una melonfiera si poteva volare, stando a bordo di un cestello a forma di tazza da tè appeso appena sotto.

E non era finita lì.

Per aiutare la melonfiera ad andare nella direzione giusta, non mancava una libellula gigante a trascinarla da davanti. Una trovata brillante, per risolvere il classico problema del vento che voleva sempre decidere dove trascinarla. In questo modo, la scelta della via era affidata al solo guidatore.

A proposito, chi poteva essere quel guidatore, così coraggioso da levarsi in aria sospeso sotto una melonfiera? Il disegno sul manifesto, purtroppo, non dava indizi al riguardo. La melonfiera era raffigurata… vuota! Per scoprire chi fossero i passeggeri di quei curiosi mezzi di trasporto, era necessario prendere parte al raduno.

La lettura del cartellone fu improvvisamente interrotta dall’arrivo del Signor Carlo: aveva trovato un melone! 

A guardarlo bene, non era proprio il migliore dei meloni che si potessero desiderare. Era piccolino, e non completamente maturo. Tuttavia, il profumo che si liberava dall’attaccatura era buono, e anche il colore della buccia offriva una squisita varietà di sfumature verdoline. La Risolartista lo avrebbe comunque saputo apprezzare…

In fin dei conti, era il meno peggio che l’agronomo-agricoltore era riuscito a rimediare. Tutti gli esemplari migliori erano inspiegabilmente scomparsi nel giro di pochissimi giorni. 

Come le raccontò, un paio di settimane prima il suo orto era pienissimo di meloni di ogni forma e dimensione. Ne aveva così tanti, da non sapere più a chi venderli! 

Improvvisamente, poi, una mattina di qualche giorno prima, si era reso conto di aver finito tutti i meloni. Lì per lì, non si era posto grandi domande, pensando che semplicemente fosse riuscito a darli via tutti la sera precedente. Gli era capitato altre volte che, per la stanchezza di fine lavoro, quasi non si accorgesse di quello che stava facendo… 

Eppure, quella razzia di meloni era decisamente strana. Inspiegabile… erano troppi per essere stati venduti tutti insieme!

La Risolartista, che aveva appena finito di leggere il manifesto del Raduno delle Melonfiere, cominciò a farsi un’idea della possibile spiegazione. Tuttavia, era presto per trarre le conclusioni. 

Quel che le sembrava chiaro, era il fatto che il Signor Carlo non avesse affatto letto il manifesto. Altrimenti si sarebbe accorto della probabile fine dei suoi meloni…

Quel che invece non le sembrava affatto chiaro, era come mai non lo avesse letto. Lavorando tutto il giorno in quell’orto, un’occhiata in quella direzione doveva pur essergli scappata!

Quando era sul punto di mostrarglielo, però, fu costretta a rinunciare al tentativo: proprio mentre finivano di parlare, una folata di vento aveva strappato il foglio, portandolo lontano chissà dove.

Pazienza: la sera successiva, il Signor Carlo avrebbe assistito a un evento a sorpresa.

Fu così che, ventiquattr’ore dopo, la RIsolartista si ripresentò puntuale all’orto del suo amico agronomo-agricoltore, trovandolo nuovamente al lavoro. Più che al lavoro: era così concentrato sulle sue piantine di broccolo che stava interrando, da non essersi accorto di tutto quello che gli stava accadendo accanto.

Non solo non fece caso all’arrivo della ragazzina, ma neppure a quei grandi preparativi che dovevano avere luogo lì già da qualche ora.

Preparativi, che, proprio in quel momento, erano sul finire.

Il grande Raduno delle Melonfiere era pronto per cominciare. Gli animaletti lacustri avevano quasi concluso il montaggio di tutto il necessario. 

La rampa di lancio era pronta. Rampa di lancio, che era costituita dal vialetto sterrato che separava l’orto delle fragole da quello dei meloni. Dovete immaginarvi un rettilineo adatto a far decollare una melonfiera (pensate a un aeroplano, se vi viene più semplice), ai cui lati erano state disposte delle bellissime ghirlande di edera e grappoli d’uva. Gli spettatori comparivano attorno, ed erano al momento più interessati alle ghirlande (colme di acini d’uva maturi!), che ad altro. Come biasimarli… l’evento doveva ancora iniziare, e loro stavano solo “ingannando l’attesa” mangiucchiandosi nel mentre qualcosina!

Ancora non ve l’ho detto: chi erano questi spettatori? 

Erano gli stessi soggetti che si stavano preparando, qualche metro più in là, a volare in cielo.

Erano topolini delle risaie. Deliziosi topolini delle risaie. Si trattava di quei piccoli roditori caratteristici del Trasimeno, che si nascondevano tra i cespugli delle colline, sempre intenti a sgranocchiare qualche frutto di bosco, o qualche acino d’uva. Come stavano giusto facendo in quell’occasione…

Se i topolini spettatori ingannavano “gustosamente” l’attesa, i topolini piloti di melonfiere, invece, erano pronti al lancio. Gli ultimi aggiustamenti furono fatti, le ultime corde strette per benino, e le libellule accarezzate per l’ultima volta dai rispettivi proprietari. 

Il Raduno delle Melonfiere poteva cominciare.

Mentre tutto questo avveniva, la Risolartista guardava, più curiosa che mai. Il Signor Carlo, invece, lavorava tranquillo, ignaro di quanto si stesse perdendo.

Finalmente, la prima melonfiera fu posta al limitare della rampa di lancio, e, dopo una buona rincorsa da parte della libellula trasportatrice, prese il volo in direzione del lago. Ecco che il melone-pallone aerostatico si gonfiò misteriosamente d’aria, riuscendo a sostenere tutta la macchina volante. 

Il topolino pilota che aveva avuto l’onore di cominciare l’evento era molto orgoglioso della cosa, e incitava la sua libellula ad andare più veloce, puntando dritto alla brughiera paludosa. Da quel che si poteva intuire dal resto della folla di topolini, doveva essere proprio la brughiera paludosa il terreno sopra cui tutte le melonfiere avrebbero volato. Altrimenti non ci si sarebbe potuto spiegare quel gran numero di animaletti che se ne stavano laggiù nell’erba verde brillante, in attesa che il primo velivolo comparisse sopra le loro testoline.

Dopo la prima melonfiera, si alzò la seconda, poi la terza e così via. Erano tantissime: almeno una cinquantina. Ognuna di esse, ovviamente, aveva il suo melone-pallone aerostatico a tenerla in aria. Il che, tirando le somme, spiegava la probabile fine che avevano fatto i misteriosi meloni del Signor Carlo.

A proposito del Signor Carlo… era arrivato il momento di interrompere il suo lavoro, invitandolo a unirsi ad ammirare uno spettacolo così insolito. Quando gli sarebbe più capitato di vedere i propri meloni volare per aria, trascinati da una libellula, e guidati da un topolino delle risaie a bordo di una tazzina da tè? Quel Raduno delle Melonfiere era molto più interessante dello stare a piantare i broccoletti…

La RIsolartista, quando si fu decisa ad abbandonare per un attimo la visione dell’evento, corse dall’agronomo-agricoltore, scuotendolo dal suo mondo dei sogni fatto di piante, e facendolo precipitare in un mondo altrettanto di sogni, ma fatto di melonfiere. 

La sua reazione, come è facile intuire, fu un composto esplosivo di incredulità e stupore. Descriverla sarebbe riduttivo. Vi basti sapere che si convinse ad alzarsi dall’orto, e a raggiungere l’artista nel mezzo della brughiera paludosa, per poter ammirare lo spettacolo dalla migliore prospettiva.

Eccoli lì, i suoi meloni scomparsi.

Eccoli lì, i suoi meloni più fragranti e variopinti.

Eccoli lì, trasformati in melonfiere a misura di topolino.

Eccoli lì, a galleggiare nel tramonto del Trasimeno, con l’Isola Polvese sullo sfondo, e il verde della brughiera attorno.

Eccoli lì, i suoi meloni. A pensarci bene, avevano fatto la fine più dolce e pittoresca che si potesse immaginare!

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