Le Perline dell’orto

Braccialetti di perline illustrazione

Fu tutto merito di una mora del Nonno Sergio.

Fu tutto merito di una di quelle more succosissime, dai riflessi violacei più scintillanti di un’ametista.

Fu tutto merito di una mora più simile a un gioiello, che a un frutto di bosco, da tanto era perfetta nelle sue perline di succo.

… Merito per cosa?

Per aver dato vita a una nuova ispirazione creativa della Risolartista. Ossia l’arte delle perline dell’orto.

L’idea di mettere le sue manine al lavoro con fili sottili e perline venne proprio mentre si trovava nell’orto del Nonno. Era luglio, sì, ma era un pomeriggio fresco, che dava spazio ai pensieri produttivi.

L’artista e Artemisio il Bassotto erano intenti a cogliere le more da quelle piante molto generose che si arrampicavano sul muro dell’orto. 

Quell’anno, i rovi erano stati anche più gentili del solito: i rami erano così carichi di frutti, da essere incurvati verso la terra per il peso eccessivo. C’era bisogno di “alleggerirli” un po’…

I due amici stavano giusto “aiutando” le piantine diventare più leggere, facendo un’abbondante merenda al sapore di mora. 

E che sapore! Di una dolcezza infinita… puro nettare di bosco (pur provenendo da un orto urbano!), che deliziava con le sue note zuccherine, lasciando un acidulo di contrasto in fondo. I lettori buon gustai sono sicura invidieranno i protagonisti della storia…

Le more in questione, poi, oltre che essere buonissime, erano anche incantevoli a vedersi. Perfette nel loro essere piccoli grovigli di corpuscoli rotondi. Corpuscoli che, agli occhi della Risolartista, sembravano perline degne di essere infilate in una collana.

Peccato che, se mai avesse provato a infilarle davvero, si sarebbe solo riempita le mani di succo! Al solo tenere un po’ troppo stretto uno di quei frutti, si finiva per schizzare di viola tutt’attorno. Erano così maturi e pieni di sapore, da non riuscire a trattenere la “voglia di esprimerlo”…

Se le more erano meglio da mangiare per merenda (o nel risolatte), lo stesso non si poteva dire della perline. Delle perline vere, ossia quelle di vetro, che la Mamma Monica si divertiva a maneggiare da bambina.

Eh sì: la Mamma Monica, oltre al suo adorato uncinetto, anni e anni prima aveva imparato anche a fare i braccialetti di perline. E le venivano piuttosto bene: c’era giusto un cassetto, a casa, in cui ancora era conservato qualche manufatto sopravvissuto al tempo. 

La Risolartista aveva sempre tentato di imparare anche quell’arte, senza però avere grandi risultati. Le era sempre mancata la giusta ispirazione.

E l’ispirazione arrivò in quel pomeriggio di luglio, mentre coglieva le more dell’orto del Nonno.

I pensieri in forma di braccialetti di perline si tradussero presto in azione. L’indomani, con il bassotto immancabile nel cestino, l’artista pedalò fino al centro. 

C’era solo un posto in cui poter trovare le migliori perline di Milano: il buon vecchio Viganò.

Si trattava di un negozio d’altri tempi, che sembrava uscito dalla Belle époque di inizio ‘900. Già la vetrina, abbondantemente intarsiata di gemme e decori, prometteva bene. Tanto più, visto che era affollata di gioielli e bigiotteria fatta proprio di perline. Tutti articoli che, teniamo a precisare, avreste visto benissimo al collo o al polso delle dame dell’alta società in viaggio sul Titanic. Roba che oggi non si vede esattamente ovunque, ecco. Tuttavia, erano opere d’arte capaci di intrigare ancor più la Risolartista, già tutta infervorata dall’ispirazione al sapore di mora…

Sentiva che con quelle perline del famoso Viganò sarebbe finalmente riuscita a creare il suo primo braccialetto degno di tale nome. Impossibile fare qualcosa di brutto con tutti quei materiali impeccabili che erano in vendita lì!

Una volta entrata, chiese subito di poter scegliere le sue desiderate perline. Le voleva piccole, di vetro, e dai colori giusti. 

La commessa  gliele mostrò un po’ di fretta (era quasi l’ora di chiusura!), ma senza toglierle il piacere di confrontare tutte le gamme cromatiche disponibili. Mentre la prima faceva i conti della cassa, e rassettava gli scaffali del negozio, la cliente pittoresca meditava la sua scelta. 

Quando non mancava che qualche minuto alle sette, la Risolartista trovò le perline adatte alle sue manine desiderose di infilare. Decisa la sua palette cromatica, se la fece insacchettare, e pagò il suo bottino luccicante. Per fortuna che era uno spirito dalle idee chiare e precise: un minuto di indecisione in più, e la povera commessa l’avrebbe messa alla porta senza nemmeno farle concludere l’acquisto!

Con la borsa piena di perline minuscole, l’artista rincasò, trepidante di mettersi all’opera. 

Passò una sera a confrontare schemi e spiegazioni, cercando di decidere il modello di braccialetto da cui cominciare.

Ardua decisione. 

Da una parte avrebbe voluto fare un bracciale degno di una regina, dall’altra, però, temeva di non esserne ancora in grado…

Come primo esemplare, bisognava andare sul semplice. La scelta ricadde su una sequenza di fiorellini che avrebbero dovuto ricordare i girasoli. Girasoli che, per chi non lo sapesse, erano i suoi fiori preferiti.

Dunque, recuperato tutto l’occorrente (dalle perline, al filo, agli aghi per infilare), si accomodò in terrazza, seduta al suo adorato tavolino di legno.

L’inizio del braccialetto non fu dei migliori: il filo non passava nell’ago, e l’ago non passava nelle perline…

Come risolvere? Bastava togliere un passaggio alla catena: niente ago, e filo direttamente nel buchetto delle perline. Così sembrava proprio che funzionasse. Meno male!

Il primo girasole fu completato dopo un buon quarto d’ora di prove faticose, che, alla fine, portarono al successo. Merito di tutti gli schemini che l’artista era stata a tracciare sul suo quadernetto di appunti. Erano proprio schemini utili, con tanto di freccette che indicavano i passaggi da seguire (frutto della nottata di studio).

Tuttavia, presto si ritrovò a dover fare girasoli di perline senza l’aiuto dei suddetti schemini. Mentre se ne stava tranquilla al suo tavolino del terrazzo, infatti, giunse il Babbo Antonello. E giunse con l’intento di dare una “sistematina” all’impianto di irragazione. Tutti sanno bene che, quando il Babbo Antonello mette mano all’impianto (che, ammettiamolo, non fa proprio per lui!), c’è sempre qualche pasticcio in arrivo…

Quella volta, infatti, dopo pochi tramestii misteriosi, un tubo decise di cedere, e di schizzare acqua come fosse una fontana. 

Acqua che, ovviamente, si riversò tutta addosso alla Risolartista, e al suo prezioso quadernino di appunti. Non c’è bisogno di dire come mai dovette rinunciare a usare ancora gli schemi per fare il suo braccialetto…

Dopo quella doccia poco gradita, visto che il Babbo ancora non intendeva desistere dal sistemare il suo impianto, la ragazzina preferì cambiare postazione di lavoro. 

Un cenno ad Artemisio bastò per convincerlo ad alzarsi, e zampettare via con lei: qualche schizzo d’acqua, infatti, era arrivato anche a disturbare il suo dolce sonnellino. Meglio andare a dormicchiare altrove…

I due amici scelsero di accomodarsi in cameretta. Lì sarebbero stati ben tranquilli. 

Certo, lì al chiuso, alla Risolartista mancava l’ispirazione che le piantine del suo piccolo orto le davano. In terrazza, infatti, tra i profumi di basilico, menta e rosmarino, il braccialetto veniva molto meglio. 

Avesse avuto una piantina di mora sul comodino, sarebbe stato l’ideale. Tuttavia, far crescere un rovo di more accanto al letto era un desiderio un po’ troppo azzardato…

Una ciotola di more da mangiucchiare tra un girasole di perline e l’altro, però, era già più realizzabile. C’era giusto un bel mucchio di frutti che attendevano un buongustaio sul tavolo della cucina. La Mamma Monica era appena tornata dall’orto dei nonni, portando con sé un bottino al sapore di mora…

Senza pensarci due volte, l’artista si procurò la sua ciotola di more, e poi si mise veramente al lavoro. Questa volta, la concentrazione (per merito delle more) era al massimo livello, e le sue manine correvano tra una perlina e l’altra, con grande destrezza. 

Giusto prima di cena, il braccialetto fu concluso. L’ultima perlina fu infilata, e il nodino finale fu stretto ben bene. 

Ecco la prima creazione di perline ispirate dall’orto. Ecco il primo braccialetto (primo di una lunga serie, si spera) realizzato dalla Risolartista con le splendide perline del buon vecchio Viganò. Proprio come faceva anni e anni prima la sua Mamma. Forse anche meglio, a dir la verità. Tutto merito di quelle more succose, che le avevano dato la giusta ispirazione…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *