Artemisio Bassotto

spaghetti linguine bassotto De Cecco Barilla

Salve a tutti! Sono Artemisio il Bassotto… un bassotto “d’arte”, per la precisione. Come capirete presto, non sono affatto un animale domestico qualsiasi: sono il fedele compagno della Risolartista. 

È proprio lei, infatti, la mia adorata padroncina. Siamo insieme ormai da tempo immemore; non mi ricordo più nemmeno quanti anni esatti siano passati, da quel Natale in cui mi trovò sotto l’albero. 

Poco importa. Basta che sappiate che il mio arrivo in Via Cassano d’Adda avvenne nella notte di un 24 dicembre molto speciale, che diede inizio a un’amicizia ancora più speciale. Si tratta dell’amicizia tra me, e la mia padroncina artista, ovviamente! Da allora, la mia banale vita di cane è cambiata per sempre: sono diventato un bassotto d’arte. E questo ha una serie di curiose conseguenze che sto proprio per illustrarvi…

Prima di tutto, essere un bassotto d’arte vuol dire atteggiarsi come farebbe un pittore. Dunque, in modo pittoresco. La cosa è inevitabile: giorni e giorni al seguito della Risolartista, e si va a finire ad assomigliarle in ogni cosa. Dal portamento, al modo di vestire, e persino quando si tratta di scegliere cosa mangiare! Siamo diventati compagni di avventure, di disegni , e (questi non mancano mai in questa casa…) di pasticci. È proprio vero che i cani prendono tutto dai propri padroni…

Dovendo dire qualcosa che mi caratterizza particolarmente, non posso fare a meno di citare la mia passione per le cose lunghe. Lunghissime. Più sono lunghe, e meglio è. Diciamo che le vedo sempre come qualcosa che mi si adatta a pennello (guardatemi e capirete da voi…!). 

Per cose lunghe, intendo ogni possibile aspetto della quotidianità. Dal cibo al guardaroba.

Il primo esempio di questa mia predilezione è dato dalle linguine con la conserva della Ginia. Meravigliosamente lunghe

Non chiamateli spaghetti (perché sono linguine), e non dite mai che sono con un semplice sugo (perché sono conditi con la conserva della nonna Ginia). Ebbene, si tratta del piatto principale che ha connotato i pranzi a casa dei nonni della Risolartista da che ne ho memoria. Me la ricordo ancora lei, piccolina, seduta accanto al nonno, e tutta intenta a tirare su la pasta (tagliuzzata) con il cucchiaio. Saper mangiare bene la pasta lunga, infatti, non è mai rientrato nelle sue abilità (ancora oggi ha qualche difficoltà…). Tuttavia, quelle linguine con la conserva le piacevano proprio tanto. E piacevano anche a me. 

Tutto merito della conserva che la Ginia faceva in produzione industriale ogni estate (quando i pomodori erano ben maturi), e che poi utilizzava durante tutto l’anno. A qualsiasi pranzo prendessi parte (salvo nei fine settimana), le linguine erano una costante. Linguine De Cecco, mi raccomando. Quelle con il pacchetto azzurro di plastica, che se ne stavano stipate sempre sul lato sinistro della dispensa della nonna. 

C’è un motivo, in realtà, per tutta questa precisione di marche e tipi di pasta. Il motivo si chiama il Signor Sergio, ed è il nonno della Risolartista. Questo curioso soggetto era da sempre il grande esempio e la fonte di ispirazione costante per la sua nipotina (e di conseguenza anche per me). Si dice addirittura che tutto il suo estro creativo sia stato ereditato proprio da lui…

Ecco, il Signor Sergio amava un solo tipo di pasta, di una sola marca, e con un solo condimento. Le linguine De Cecco, con la conserva della Ginia. 

Ogni volta che gli si chiedeva cosa volesse per pranzo, la risposta già la si sapeva. Ne derivavano innumerevoli pasti al sapore di linguine con la conserva, che contribuirono certo alla mia passione per le cose lunghe! Anche alla mia padroncina, poi, quella pasta piaceva molto (anche se non la sapeva mangiare): era di un rosso scuro, vivo, e molto inebriante. Dopo tutto, era fatto dalla mano di un’artista (la Ginia), che al posto del pennello, però, usava il mestolo e il cucchiaio!

Le cose lunghe non finiscono qui. Proseguono a cena, giusto per rimanere in tema. Proseguono con lo Spaghetto numero 5 Barilla. Altro cavallo di battaglia in materia di pasta; altro esemplare magnificamente lungo. Questo, però, compariva sul tavolo di Via Cassano d’Adda, cucinato in modo più vario dalla mamma. 

Qualche volta, lo ammetto, era cucinato anche dal babbo. Condito con olio, peperoncino (e sale, se se lo ricordava). Personalmente, continuo tutt’oggi a preferire le linguine con la conserva della nonna… ma è questione di gusti (oltre che di cuochi…).

Oggi, per fortuna, in casa della Risolartista compare ben altro. Oggi ci si dà alla sperimentazione delle nuove invenzioni pittoresche in forma di pasta. Si tratta degli sghiribizzi creativi del nostro panificatore di fiducia, il signor Davide Longoni. Ogni volta se ne esce con una trovata diversa: era partito con gli spaghetti fatti di “Popolazione Evolutiva metodo Ceccarelli” (un misto di cereali innovativi di identità ancora poco certa), subito molto apprezzati in casa nostra. Adesso, però, è passato alle tagliatelle. Tagliatelle di farro monococco (una varietà rarissima e molto pregiata), che coltiva nei suoi campi a due passi da qui. Quelle, ad oggi, le dobbiamo ancora assaggiare (sono attualmente in dispensa, pronte per essere buttate in acqua). Sicuramente nelle pagine successive le troverete citate…

In realtà, però, non mi fido ancora molto degli esperimenti del suddetto panificatore. Se devo scegliere la mia pasta lunga prediletta, vado sul sicuro con le linguine biologiche. Linguine di farina integrale, chiaramente. Qui da noi sono finiti i tempi in cui la pastasciutta era di colore giallo chiaro; orma si pretende solo il brunito della crusca. E, più scura è la pasta, meglio è! 

All’inizio ammetto di essere stato anche io (come molti) piuttosto dubbioso sul convertirmi alle linguine integrali, abbandonando le mie storiche De Cecco. Poi, però, il gusto ha avuto la meglio. E l’estetica del pacchetto ha solo contribuito alla convinzione: le mie nuove linguine integrali bio (marca Naturasì, il nostro negozio bio preferito) hanno un packaging da manuale di marketing. Arancione, con un disegno sul davanti, e solo le scritte essenziali. Semplice, colorato e… di carta! Completamente riciclabile, ecologico e artistico: vince su tutta la linea dei possibili concorrenti. Capite bene come mi sia deciso anche io a convertirmi alle linguine integrali, seguendo il buon esempio della Risolartista…

Se però non mi convincono ancora gli esperimenti di pasta del signor Davide Longoni, non posso dire lo stesso del suo pane. Quello non si tocca. Nel fare il panificatore (nel vero senso della parola) è imbattibile: la sua lunghissima cassetta di segale è una costante sulla tavola di casa. Pranzo, cena e persino a colazione (quelle rare volte in cui ne avanza dalla sera…); ogni occasione è buona per tagliare una bella fetta di pane scuro, e tostarla ben bene prima di mangiarla. La mia padroncina, almeno, fa sempre così. Io la imito anche in questo…

Il mio pane preferito, dunque, ha il sapore acidulo della segale, è fatto solo con lievito madre (il signor Davide non usa altro), ed è in formato allungato, come fosse un bassotto. Sembra fatto apposta per me!

Abbandoniamo pane e pasta, per spostarci sul dolce. Ammetto di non essere un gran golosone; mi accontento dei sapori semplici e genuini. Anche qui, però, cerco sempre le cose più lunghe che ci siano.

Prendiamo i biscotti, ad esempio. Niente frollini tondi, per carità! Piuttosto, se volete offrirmi qualcosa da accompagnare a una tazza di tè (Earl Grey, grazie), datemi un Oswego. Spero li conosciate… anche se non ne sono poi tanto sicuro. Al giorno d’oggi, gli Oswego sono quasi scomparsi dagli scaffali del supermercato.

Parlo di quelli originali, chiaramente; non certo delle imitazioni di altre marche. Gli Oswego che piacciono a me sono quelli Lazzaroni, che la nonna Ginia ha per secoli propinato per merenda a qualsiasi componente della famiglia (me compreso).

Ricordo bene le domeniche pomeriggio in cui accompagnavo la Risolartista a fare visita ai nonni. Quando giungeva l’ora del tè, la signora Ginia metteva il pentolino sul fuoco, e prendeva la scatola dei biscotti. Spesso c’erano anche torte e crostate cucinate da lei; gli Oswego Lazzaroni, però, non mancavano mai. Essendo impacchettati in file chilometriche, una volta aperta la confezione trasparente interna, i biscotti che restavano erano sempre trasferiti in una storica scatola di latta. Ancora oggi esiste, e con tanto di biscotti dentro. Purtroppo, però, la possibilità di trovare gli Oswego è sempre più rara…

Sentimentalismi a parte, vi garantisco che erano davvero buoni. Intanto erano in formato molto lungo, e poi erano ideali da spalmare di marmellata e inzuppare nel tè. 

Preciso anche questo dettaglio, ossia il tè. La signora Ginia, grande amante dell’Earl Grey, ha contribuito a passarmi questa passione. Dunque, adesso sapete anche cosa offrirmi nella tazza delle cinque del pomeriggio.

Ammetto di essere andato un po’ lungo con la mia presentazione. Vi chiedo perdono, ma potete ben capire che io abbia una certa propensione per le cose non troppo corte, ecco. Prometto di impegnarmi a finire in fretta, va bene?!

Mi manca la parte del guardaroba. Da buon bassotto d’arte, ho un certo gusto nel vestirmi. Un gusto pittoresco, senza dubbio, che si ispira in parte a quello che c’è nell’armadio della Risolartista. 

Innanzi tutto prediligo le righe: si tratta del motivo geometrico più lungo che si possa immaginare! Righe di ogni colore, a seconda dell’occasione. Monocromatiche per le giornate di lavoro serio, arcobaleno in estate, e quando c’è da sentirsi creativi. La mia marca preferita è Gallo: sono i professionisti del settore, in materia di righe.

Se, però, mi devo vestire in modo sobrio, e di classe, abbandonando per un momento le righe, posso solo scegliere quella casa di moda che ha fatto del bassotto il suo simbolo distintivo. Harmont and Blaine, per la precisione. Vi invito a dare un’occhiata alla loro collezione di stagione…

E, con i vestiti, abbiamo finito. Ho fatto velocissimo, avete visto?! Adesso ne sapete abbastanza su di me (anche troppo, forse). Era doveroso, in quanto stiamo pur sempre parlando del fedele compagno della Risolartista. Avrete modo di ritrovarmi quasi sempre tra i piedi…

Vi saluto, e vi ringrazio per questa luuuunga attenzione che mi avete concesso. Sento profumo di aglio e pomodoro sul fuoco: qui ci sono delle linguine integrali che mi aspettano… vado!

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