La Casa dei Nonni

E il servizio completo (senza tempo) Petit Fleur

Villeroy e Boch
Petit fleur piatti porcellana

La Casa dei Nonni, più che una semplice casa, potrebbe essere definita un museo. Un museo di storie e di quotidianità vissuta, che ha come collezione permanente e principale il servizio di piatti Petit Fleur.

Se lo si guarda da una prospettiva di critici museali, assume i connotati perfetti per essere esposto in una bella vetrinetta, con tanto di cartellini informativi che raccontino le vicende di ogni pezzo.

Dai piatti piani e fondi, alle tazze da tè o caffè, alle marmitte e alle scodelle: ciascun esemplare riporta segni di usura capaci di rievocare i bei momenti passati. La patina del tempo si nota sulle superfici dei piatti, rigate dalle centinaia di bistecche tagliate con entusiasmo, quanto dal motivo a fiori, sbiadito per le troppe volte in cui ha visto la lavastoviglie…

Insomma, il servizio Petit Fleur dei Nonni si può ormai considerare parte integrante della casa, quanto della stessa famiglia al completo. Tutti i membri, dal Nonno Sergio capofamiglia, alla piccolina di casa, la Risolartista, l’hanno maneggiato e utilizzato quasi quotidianamente. Inevitabilmente, l’hanno anche rotto o sbeccato almeno una volta…

Qui, però, non ci sono grandi problemi di sostituzione: la suddetta linea di stoviglie è ancora in piena produzione, e permette di reintegrare eventuali pezzi accidentalmente finiti male.

Non solo: di tanto in tanto, compare qualche nuovo esemplare mai visto: dalla zuccheriera, alla salsiera, e persino il porta frutta! Non serve aggiungere quale possa essere il regalo di compleanno perfetto da fare alla Nonna Ginia…

La Nonna Ginia, soprattutto, ma anche il Nonno Sergio, sono molto affezionati al loro servizio. Malgrado ne abbiano cercato uno migliore sostitutivo, non sono mai riusciti nell’impresa. Il motivo è certo la sua raffinata eleganza, con quella pioggia di fiorellini timidi e delicati, che sembrano essere lì giusto per decorare ogni manicaretto cucinato. Poi, sono anche resistenti, e si intonano con tutta la cucina. 

Se, poi, vogliamo considerare la componente affettiva, si capisce bene il motivo dell’unicità del caro servizio Petit Fleur. Sono ormai decenni che vede susseguirsi quotidiane colazioni, pranzi e cene, tutti uno più delizioso dell’altro. Merito della cuoca (è stato un servizio molto fortunato ad accasarsi qui), e degli ingredienti di eccellente qualità; gli unici ammessi a varcare la soglia della cucina.

I piatti più consunti hanno subìto tutte le tagliuzzate della Mamma Monica, e del suo fratellone, memori di bistecchine di roast beef che si ritrovavano a contenere dopo ogni mattina di scuola.

Senza dimenticare, poi, i piatti fondi: il contenitore esclusivo per le celebri Linguine con la Conserva della Nonna Ginia. Un classico pressoché quotidiano…

La collezione di stoviglie Petit Fleur, però, è solo una delle tante collezioni della Casa Museo di Viale Bacchiglione. Volendo citarle tutte, occorrerebbe scrivere un’enciclopedia; vi bastino quelle che mi vengono in mente ora…

Si parte dalle opere d’arte tradizionali: i quadri. Ce n’è per tutti i gusti, e abbastanza per mettere in piedi una galleria d’arte da far visitare con biglietto a pagamento! Ci sono paesaggi naturali, che rievocano sottoboschi fiabeschi, spiagge assolate, o viuzze urbane e piovose. Ci sono le nature morte, e c’è persino il Nonno Sergio, immortalato in versione “tennista” da un artista amico di famiglia. 

I quadri più importanti, però, sono quelli ricamati a mano dalla Nonna Gina: la vera pittrice di questa Casa Museo. Basta ammirarli, per avere un’idea dei viaggi intorno al mondo che hanno fatto i loro proprietari. C’è una guglia di San Basilio, fotografata dal Nonno Sergio a Mosca, e poi ricamata dalla Nonna Ginia. C’è una veduta della cara Arma di Taggia (meta di villeggiatura fissa), con tanto di barchetta. E, poi, velieri, fiori e giardinetti pieni di aiuole: immagini fiabesche che immortalano le emozioni e le storie che sono state vissute tra le stanze.

Altre collezioni museali sono i vasi: quelli di Murano in cima, seguendo con altre provenienze meno note. Vasi, ma anche una cospicua compagnia di suppellettili di ogni tipo, che comprende pezzi d’argento, statue, e monili realizzati a mano. Ovunque si posi lo sguardo, c’è una mensola o una vetrina che racchiude qualche tesoro. Tesoro, che, oltre a essere nell’oggetto in sé, è anche nella storia e nelle memorie che a esso sono intrecciate. Fate parlare i Nonni dei loro viaggi e della biografia delle loro collezioni, e avrete occupato tutto un pomeriggio di pioggia…

Nella Casa di Viale Bacchiglione non mancano neppure libri e tappeti. Gli uni tappezzano le pareti (non occupate dai quadri), gli altri tappezzano i pavimenti. L’atmosfera pittoresca e artistica avvolge gli abitanti sotto ogni punto di vista…

I Nonni, però, non hanno solo una casa che è un museo, ma hanno anche una casa che è un giardino botanico a tutti gli effetti. Per visitarla, basta salire la scala, e passare al piano di sopra.

Stiamo parlando del diciannovesimo piano di un palazzo che si affaccia su tutta la città. Se dalla cameretta della Risolartista si poteva quasi scorgere la Madunina, qui la si vede proprio bene! E non solo quella. Si può ammirare tutto lo skyline milanese, e persino la Grigna (una delle montagne lombarde) nei giorni di aria pura.

Il piano superiore è dotato di veranda per i pranzi delle feste, caminetto e “laboratorio della sarta”. Quest’ultimo è il posto segreto in cui la Nonna Ginia conserva la sua più che storica macchina da cucire (la famosa Singer!), con cui cuce i suoi capolavori.

La parte più importante, però è data dall’esterno: il terrazzo-giardino con piena vista su Milano. 

Come vi dicevo, non è un semplice terrazzino, bensì un orto botanico, con varietà rare e lussureggianti. E, poi, non manca nemmeno l’orto!

Partendo giusto dall’orto, il preferito del Nonno Sergio, questo pullula ogni anno di qualche nuovo ortaggio: i pomodorini sono una costante, così come le zucchine e il sedano; il resto cambia a seconda del momento. 

Altro elemento fondamentale è la frutta: albicocche, more, cachi, mele e fichi (altro esemplare prediletto dal Nonno). Senza dimenticare i ramasin (prugnette violacee e dolcissime), e l’uva fragola, che ha ormai creato un bel pergolato sopra il braciere. 

Eh sì: c’è anche il braciere per fare la carne alla griglia, giusto accanto agli ulivi taggiaschi. 

Vi ho parlato abbastanza dell’orto botanico dei Nonni; se continuassi, diventereste gelosi…

Volutamente, ho tralasciato la stanza più importante della Casa Museo del piano di sotto, così da farvela gustare alla fine. La signora Cucina in persona!

In effetti, non si può negare che la cucina della Nonna Ginia, oltre a essere il suo regno, è anche un essere dotato di vita propria. Se non avesse qualcosa di magico intrappolato nelle pareti, non potrebbe sfornare simili delizie tutti i giorni.

Il cuore della cucina è dato dalla AGA. Non è una persona, ma quasi. È una stufa laccata rossa fiammante, con sei fornelli e quattro forni: una locomotiva degna di un castello! Anzi: degna di un museo, visto che siamo in tema…

Vi garantisco di aver visto ognuno di quei fornelli in funzione nello stesso tempo: quando la Nonna Ginia si dà alla preparazione dei pranzi delle feste, lo fa come si deve!

Attorno alla AGA, tutto è di legno chiaro delizioso, del colore del miele millefiori, con una punta di castagno. Qua e là compaiono gli utensili del mestiere: dalla KitchenAid sempre rotante, all’Impera a motore per stendere la pasta. 

Aprite uno sportello, e non finirete più di curiosare tra ingredienti, aggeggi pittoreschi e agée (o, come dice la Nonna Gina, aggeggi antidiluviani), e riviste di cucina. La Cucina Italiana (la nota rivista di gastronomia) sarebbe onorata di vedere le sue pubblicazioni esposte in questa cucina museale, e trattate come veri testi storici.

Non serve aggiungere che, malgrado la AGA, e malgrado tutto quel mobilio color miele, di spazio per i commensali ce n’è in abbondanza. Ce n’è per mangiare, quanto per chiacchierare, giocare e persino ricamare. È il focolare domestico interpretato alla lettera.

Dopo tutto questo parlare di cucina, sembra di sentire un certo profumino buono di sugo che scoppietta in pentola… sarà il condimento già pronto per le immancabili Linguine! Il Nonno Sergio le starà aspettando affamato anche oggi…

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