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Il Nonno Sergio

E i suoi Gran Cereale Classico

Il “gran lavoratore” medio milanese DOC comincia la sua giornata con una buona dose di biscotti Gran Cerale Classico per colazione. O, almeno, questa è la versione del suddetto lavoratore nel personaggio del Nonno Sergio.

Sul perché siano proprio questi i biscotti prediletti da riempire di miele d’acacia (il più dolce che ci sia sul mercato) si sta ancora indagando. Il dubbio rimane soprattutto sul come il Nonno Sergio li abbia scoperti, e sul cos’abbiano di speciale.

Per rispondere al primo interrogativo, suggerisco una delle tante pubblicità propinate in dosi cospicue durante il giornale radio (come lui chiama il telegiornale che guarda a ogni ora del giorno). Una di quelle pubblicità in cui sia stata veicolata l’idea che i Gran Cereale siano biscotti pienissimi di fibre. I più pieni che si possano trovare. 

Le fibre, il Nonno Sergio lo sa bene, sono ottime per la salute. Più ce ne sono, e meglio è! Dunque, se si trovano al supermercato dei biscotti pieni di fibre, e dal gusto decisamente più dolce dei soliti biscotti pieni di fibre (ma dal sapore di cartone), sono un affare da non farsi scappare. 

Quanto poi possano “fare bene” questi Gran Cereale, non si sa. La faccenda è un po’ la stessa che abbiamo affrontato con il Babbo…

Tuttavia, il Nonno Sergio è la prova vivente che qualcosa di speciale e di buono i Gran Cereale Classico ce l’hanno. Quasi ottantotto anni, lavoratore instancabile tutt’oggi operativo, e giocatore di tennis ancora in campo due volte la settimana. Questo basta per capire che tutti dovrebbero passare a quei biscotti per colazione.

Ho giusto cominciato parlando del Nonno Sergio come di un “gran lavoratore” milanese. Milanese lo è senza dubbi: sentite la parlata dialettale, le sue idee su quelli “sotto al Po”, e il suo perpetuo far andare le mani, e concorderete con me.

Per la verità, il Nonno ha il sangue brianzolo, del Lago di Annone, per la precisione. Dettaglio importante, e fonte di gran parte del suo sapere e dei suoi racconti, che di tanto in tanto emergono dai ricordi. Sul Lago di Annone, infatti, ci ha passato le estati, gli inverni, e persino la Guerra. Si può dire che il Lago, con la sua dura vita di campagna, l’abbia formato alla vita. Un’educazione che vale più di molte lauree universitarie…

Il Nonno Sergio, infatti, la laurea non ce l’ha. Non che ne senta la mancanza: nella vita è riuscito ad arrivare in alto sfruttando ben altre qualità. Impegno e dedizione, prima di tutto. Poi, voglia di lavorare (da “gran lavoratore” appunto) dimostrata fin dall’età di diciassette anni, quando fu assunto come allievo commesso.

Oggi nemmeno si sa più cosa faccia un allievo commesso. Ieri, però, era un posto di lavoro sicuro, che dava un salario (necessario) altrettanto sicuro. 

Dall’essere l’ultima ruota del carro di una banca (era aiuto commesso in banca), è arrivato a dirigerla. Non dall’oggi al domani, ma salendo un gradino alla volta, e acquisendo esperienza a poco a poco. Una vita di lavoro, e un lavoro che ne ha caratterizzato la vita. 

Il Nonno Sergio sa tutto ciò che c’è dietro una banca… dal compito dell’allievo commesso, alle responsabilità celate dalla poltrona del direttore. E dire che non si è mai nemmeno laureato…

Non solo. È tutt’oggi attivo in Borsa (ovviamente a distanza, dal suo modernissimo pc portatile!), operativo come un broker trentenne in carriera.

Dopo anni e anni di duro lavoro in banca, anche per il Nonno Sergio è giunta l’età della pensione.

E pensione, per il Nonno Sergio gran lavoratore, è tutto l’opposto del riposo. Intanto “lavora” ancora in Borsa, come abbiamo appena detto. E con orario di lavoro canonico: dall’apertura delle 9, alla chiusura delle 17. Con la pausa pranzo dell’una, in cui è solito pretendere come “schiscetta” ( il pranzo al sacco in milanese) le famose Linguine con la Conserva della Nonna Ginia. 

Non dimentichiamo di citare la sua “pausa caffè”, che non ha il sapore del caffè, bensì della stecca di cioccolata. Con “stecca” intendiamo la tavoletta al latte formato gigante (circa 40 centimetri di lunghezza) della Lindt. L’unica e inimitabile, mangiata da quando la Risolartista aveva forse tre anni, durante quelle giornate, in cui i due passavano insieme la mattina.

Sono proprio a quelle mattine al sapore di cioccolato al latte, che bisogna ricondurre la crescita iniziale dello spirito artistico della sua nipotina. Fu grazie a lui, e al suo libro illustrato di Van Gogh, che la Risolartista scoprì la sua passione per colori e pennelli. Mentre il Nonno Sergio lavorava in Borsa al computer, infatti, lei gli disegnava accanto, realizzando i suoi primi capolavori copiati dal libretto. Di tanto in tanto, il Nonno le correggeva qualche tratto, e le insegnava qualche trucco. Non avrebbe potuto desiderare un maestro migliore…

Il Nonno Sergio, però, in pensione faceva, e fa ancora oggi, ben altro. 

Impossibile non citare il suo terrazzo, che, più che terrazzo, è un giardino con tanto di frutteto e orto annessi. 

In questo “orto urbano” (da fare invidia ai cultori dell’argomento) che si ritrova al secondo piano della casa, il Nonno Sergio si diverte a fare il giardiniere e l’agricoltore. Per prima cosa cura i fiori, componendo ogni anno (con l’aiuto e il buon gusto della Nonna Ginia) meravigliose vasche rigogliose. Poi, si dedica al suo orto, e ai suoi alberi da frutto. 

Vi cito solo i suoi esemplari preferiti: il fico, il rovo di more, e i pomodorini. Gli esemplari più dolci e zuccherini! 

Il Nonno Sergio, parlando di cose “zuccherine”, è un gran golosone. Più è dolce il sapore, e più difficile è che un biscotto o un vasetto di miele durino in dispensa. Non a caso, i suoi Gran Cereale, che sono già dolci di per sé, vengono quotidianamente irrorati di miele d’acacia…

Dunque, non stupitevi se tra i suoi prodotti di consumo abituale, rientrano “bidoni” (letteralmente) di miele d’acacia da un chilo l’uno, bottiglie di succo di mela, cioccolato al latte (ma anche fondente non è sgradito) e caramelle.

Tengo a precisare che le citate caramelle, a detta sua, hanno una funzione particolare e benefica. Servono a risanare la gola di notte, quando, per il troppo russare (ma non ditegli che russa, o si arrabbia!), si secca irrimediabilmente…

Di conseguenza, anche le caramelle (soprattutto se sono al miele) rientrano nella lista di cose che fanno bene alla salute, e che contribuiscono a renderlo il super Nonno Sergio che è.

Giusto per coronare le sue attività insolite per la sua età, citiamo il tennis. Ancora oggi, il lunedì e il giovedì, lo potete vedere al campetto, con il suo gruppo di amici, a giocare il doppio (e spesso anche a vincere!). 

La sua passione giovanile in realtà era il calcio: aveva giocato per un pochino addirittura nel grande Milan di un tempo…

Passione per il pallone che, poi, si è tramutata in palline più piccole. Palline da ping-pong, e palline da tennis. Innumerevoli sono le coppe che ha esposte nel suo studiolo domestico, e che ricordano trionfi conquistati sui campi di mare e di monti.

Il Nonno Sergio, in conclusione, è davvero un artista. Eclettico, in tutte le cose che ha fatto e che ancora fa. Dalla banca, al giardino, passando per lo sport e, ovviamente per l’arte in sé. Le sue case (Viale Bacchiglione, ma soprattutto quelle di villeggiatura) sono piene di manufatti in legno da lui stesso realizzati. Manufatti artigianali, (quasi) perfettamente funzionanti e stabili, e certamente di ottima fattura.

Tutto sta nelle mani. In quelle mani di gran lavoratore milanese che sono tutt’oggi in funzione. Mani che hanno insegnato alla Risolartista come tenere in mano il suo primo pennello…

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