Il Capriolo Fruttolo

… Pare che sia giunto anche il mio turno di presentazione. Un secondo solo, che finisco di mangiare l’ultimo spicchio di pesca…

Eccomi. Intanto, piacere di conoscervi! Io sono il Capriolo Fruttolo. 

Gli altri amici mi hanno lasciato l’onore di finire il giro; mi devo dunque impegnare! Sarà bene che cerchi di chiudere in bellezza questa prima serie di animaletti che la Risolartista ha deciso di immortalare tra le righe dei suoi racconti (e sui suoi fogli da disegno…).

Come prima cosa, non posso che parlare di frutta. Fruttolo di nome, e Fruttolo di fatto. Sono un capriolo estremamente goloso di frutta… qualsiasi tipo va bene. O quasi. Bisogna specificare qualche dettaglio…

Un frutto, per piacermi, deve essere biologico. Oppure (in assenza di negozi bio nei dintorni) deve essere coltivato in terra umbra. Non provate a propinarmi una ciliegia peruviana, o un’arancia sudafricana: sono un grande sostenitore di quello che voi definite il “chilometro zero”. Ecco: avere sempre frutta coltivata a meno di un chilometro di distanza sarebbe perfetto. 

Certo, capisco bene che una banana non possa crescere sulla riva del Trasimeno. E nemmeno un kiwi sui colli di Assisi. Per alcuni esemplari di frutta “esotica”, sono disposto a fare un’eccezione alla mia regola…

Per il resto, però, pretendo massima qualità. E, se pensate che il chilometro zero, qui, sia un miraggio; sappiate che vi sbagliate! Proprio sotto la collina di casa mia, infatti, sorge una coltivazione di tutto rispetto. Si tratta dei campi del Signor Carlo (una celebrità tra i dintorni del mio sottobosco). Spero che abbiate già avuto l’occasione di fare la sua conoscenza, o di assaggiare qualche sua squisitezza; in ogni caso, presto ne sentirete parlare abbondantemente. (Questa è la mia presentazione, non la sua…)

E, poi, se non vi bastasse questo chilometro zero, ce n’è un altro ancora più zero: tutti i contadini che spuntano qua e là tra il verde del mio vicinato. A neanche quattro passi di distanza! 

C’è chi ha le albicocche, chi le ciliegie, e chi ancora mele e pere a volontà. Volendo rimanere in tema di mele, in un borghetto vicino c’è addirittura una produzione “industriale” di questi frutti, che dura tutto l’anno. Ogni venerdì, nella piazza del nostro paese, c’è una signora tanto cara che espone le sue montagne (letteralmente) di mele. Mele gialle, mele rosse, mele Fuji, mele renette… ce n’è per tutti i gusti. Io, in questo caso, ho un gusto che si soddisfa con tutti! 

Questa signora, come dicevo, oltre ad avere una produzione enorme, è anche molto generosa: una cassettina di frutti per me non manca mai. Soprattutto da quando le produco dell’ottimo succo di mela (che potete acquistare proprio da lei, se lo volete assaggiare…). Di questa mia attività, però, parlerò poi.

Per concludere con i miei fornitori ufficiali di frutta, devo anche citare il mio supermercatino biologico preferito: Naturasì. È stata la Risolartista a farmelo scoprire la prima volta; da allora, io e i  suoi succhi di frutta siamo diventati ottimi compagni di merenda. Sono naturali, dolci e biologici. Quando non posso avere le albicocche a chilometro zero, mi consolo con il loro nettare in cartoccio. 

L’unico problema è che il supermercatino in questione non è troppo vicino alla mia casetta… per fortuna, la mia amica artista, ogni volta che ci va, si ricorda di prendere qualcosa anche per me!

Adesso è il momento di passare alla mia casetta. L’avevo giusto citata poco fa. Ebbene, io abito piuttosto vicino a Toppolo, sul colle che porta in direzione del Toppo. Tuttavia, la mia casa non spunta tra l’erba del Grande Prato, ma è ben nascosta nella ramaglia del sottobosco. Per trovarla, dovete inoltrarvi tra gli alberi che costeggiano la strada sterrata, una volta superate le prime villette. È una posizione favolosa: d’estate, quando le giornate si allungano, i raggi dorati del sole filtrano tra le fronde, creando tutto un girotondo di luci. Sembra una danza di spiriti fatati…

Danza decisamente adatta alla mia casa. Voi la definireste un po’ bohémien, ecco. Un po’ orientaleggiante, un po’ fiabesca, un po’ misteriosa e, forse, anche un po’ spirituale. Merito di tutti quei tendaggi ricamati che fanno da copertura. 

Qualcuno la potrebbe chiamare “tenda”. Chiarisco subito: non è una tenda! Ha tanto di parti di legno e, poi, rimane lì dov’è tutto l’anno. Non sono certo un animale nomade, che cambia residenza ogni settimana…

Tornando alla mia casetta, ve la dovete immaginare (prima o poi la Risolartista ve la disegnerà…) simile a una tenda, ma senza pensare che sia una tenda. È stretta in alto, e larga in fondo; questo sì. Tuttavia, è costruita con molta cura, e piena di morbidi cuscini su cui schiacciare ottimi pisolini. Soprattutto, però, è il posto perfetto per gustare una bella macedonia di frutta.

A pensarci bene, mi sono così perso tra chilometri zero e tende, che quasi mi sono dimenticato di ritornare sulla frutta. Ne mangio così tanta, che la dò sempre per scontata… 

In effetti, non nego che il mio piatto preferito sia la macedonia. Soprattutto se piena di albicocche e di frutti di bosco. E con una foglia di menta in cima. E con un cucchiaio di succo d’arancia sul fondo della ciotola, se possibile. 

Tuttavia, non mi accontento solo della frutta in macedonia. Quella va bene d’estate; d’inverno, invece la marmellata è un’ottima sostituta. Si sa bene che le ciliegie chilometro zero, a Natale, non sono così facili da trovare…

Mi direte che ho dei gusti un po’ troppo esigenti in materia di frutta, per essere un semplice capriolo. Vi potrei anche dare ragione. Malgrado ciò, non posso farci nulla: sono nato così, e gli abitanti del posto non possono che adeguarsi. 

Ultimamente, poi, bisogna ammettere che anche gli altri animaletti (e molti umani) hanno cominciato a pretendere frutta fresca di qualità. Soprattutto da quando ho dato avvio alla mia nuova attività: un’industria di conserve di frutta! Tutto merito della Risolartista, che mi ha aiutato a mettere in piedi un chioschetto super moderno (con tanto di fornelli a induzione) per produrre marmellate e succhi di frutta (così non devo ricorrere sempre a Naturasì…) a volontà. Non vi anticipo nulla: ne sentirete presto parlare…

Intanto, però, sappiate che potreste benissimo vedermi spingere il mio carretto di delizie succose su e giù per i colli lacustri. Oppure trovare in vendita le mie creazioni (come il succo di mela) da qualche altro contadino locale.

Di solito, il lunedì, il giovedì e il sabato mattina mi aggiro nei dintorni della piazza. Sono i tre giorni in cui il signor Sergio, l’ortolano, mi porta i rifornimenti di frutta. Dovendo passare a ritirare questa merce, ne approfitto per distribuire qualcuna delle mie squisitezze fatte fresche fresche. La gente di paese ne sta diventando proprio ghiotta…

Come la frutta arriva al termine del pasto, anche io, da capriolo fruttaiolo, sono giunto a chiudere tutte le presentazioni. Spero di essermi comportato bene, e di aver fatto bella figura. A dir la verità, sono piuttosto tranquillo della cosa: di frutta ce n’è proprio per tutti i gusti. 

A parlare di frutta, dunque, non si sbaglia mai!

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