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Toppolo il Leprotto del Toppo

Piacere, mi chiamo Toppolo. Sono un Leprotto color caramello, dalle orecchie lunghe, e con un codino bianco bianco, come fosse un batuffolo di cotone. Abito su in alto, quasi in cima alla collina. Quale? … Quella del Toppo, che domande! Per chi non fosse del luogo, si tratta di un posto magico, con un’atmosfera spirituale e misteriosa: tutti quelli che ci mettono piede ne rimangono toccati nel profondo. Sarà forse il paesaggio incantevole, oppure il profumo di bosco e legno d’ulivo che solletica il muso a ogni ora del giorno; nessuno lo sa. Tant’è che di Toppo, qui, ce n’è uno solo.

… e io ho la fortuna di abitarci! La mia casetta è costruita proprio tra le radici di un vecchio ulivo, nel mezzo del Grande Prato che costeggia la salita. Per vederla, però, dovete aguzzare la vista, soprattutto in primavera: i fiorellini bianchi e i papaveri, infatti, con l’arrivo della bella stagione, non smettono più di crescere verso l’alto. E i fili d’erba non fanno che infittire la “muraglia” vegetale! Se già diventa difficile per me scorgere quello che c’è oltre il mio orticello; figuriamoci cosa possa vedere, da fuori, uno straniero di passaggio. Non vi preoccupate: sono pignone, ma alla fine mi decido a rimboccarmi le maniche, e dare una “tosatine” al prato. Prima, però, mi devo occupare del mio orto. 

Se non ve lo avessi ancora detto (mi perdo sempre con le presentazioni…), la mia passione è proprio lui: l’orto. Qui al Toppo il mio giardino è assai rinomato per il suo aspetto ordinato e impeccabile; ma ancor più per tutte le cose buone che ci coltivo ogni anno. Appena arriva maggio, da buon agricoltore istruito (ho sbirciato a lungo nei libri di scuola dei numerosi agronomi umani che vivono nei dintorni…), mi adopero a seminare ortaggi, frutti di bosco e fiori colorati. E non pensate subito alle solite carote! Nel mio orto quelle non mancano, certo… ma non sono le sole! A far loro compagnia ci sono pomodori, zucchine, zucche, e, soprattutto, RAPI.  Li conoscete? Immagino di no… non si vedono di frequente nei vostri mercati. Anche qui, in effetti, sono l’unico che può vantarsi di coltivarli in casa. La gente, di solito, li va a cercare nei campi; io ne sono così goloso da preferire averceli direttamente accanto alla porta della mia tana. Per capire cosa siano, dovreste assaggiarli: vi assicuro che sono meglio delle carotine più fresche e tenere. Parola di leprotto (e se lo dice un leprotto, che di carote, si sa, è ghiotto, potete starne pur certi). Accontentatevi di sapere che i rapi sono un’erbetta a metà tra le cime di rapa e la cicoria. Ma non sono né le une, né l’altra. Insomma… si tratta di rapi!

Da grande appassionato che sono del giardinaggio, aiuto di tanto in tanto i contadini del posto. In estate hanno così tanto da fare, tra semine, potature e raccolte, che se non ci fosse qualche zampa pelosa a dar loro una mano non si sa proprio come farebbero. In cambio, mi accontento di qualche gustoso bocconcino prodotto dai loro orti: sono umani esperti in materia di agraria (addirittura “laureati”), che la sanno lunga sulle migliori varietà da coltivare nei dintorni lacustri. Pensate che ce n’è uno che ha una coltivazione immensa di fragole…

Passiamo alla cucina (è giusto ora di pranzo). Volete sapere il mio piatto preferito? Torta al testo, con rapi al vapore, carote a julienne e un filo d’olio d’oliva. Olio extravergine, mi raccomando; di quello d’annata, prodotto con le olive che spuntano sopra il mio tetto. Ho la fortuna di vivere in una zona ricca di frantoi, dall’antica tradizione olearia. Un po’ tutti, qui, se hanno un terreno, ci piantano degli ulivi. E, se ci piantano degli ulivi, in autunno inoltrato, ne raccolgono i frutti succosi, per portarli a spremere al frantoio. Me compreso! Ne vale la pena, fidatevi. Le olive del Toppo sono particolarmente saporite: merito dell’aria mistica che si respira quassù. 

Se ho citato la torta al testo, e non vi ho detto di cosa si tratta, chiedo perdono. È un’altra di quelle cose che tutti qui hanno sulla tavola quotidiana. Non sono l’animaletto più adatto a descrivervela nel dettaglio (in quanto a doti culinarie, non sono esattamente un asso…); ma un’idea ve la dò. La torta al testo è una specie di pane piatto, cotto sulla pietra rovente, e farcito con squisitezze locali. Come vi ho detto, i rapi ci stanno proprio bene! Se volete saperne di più, vi consiglio di fare un giretto in paese, e troverete sicuramente qualcuno che la sta cucinando!

Credo di essermi dimenticato di una cosa. La vista di cui si può godere dalla mia casetta. Non è cosa da tutti! Basta salire un poco più in alto, e la vallata si apre, rivelando uno spettacolo indimenticabile. I colli punteggiati di ulivi ordinati dipingono un quadretto da cartolina, con il Lago Trasimeno a contornare il tutto all’orizzonte. Vale proprio la pena fare tutta la salita, e venirmi a trovare (magari per un tè e rapi!) ogni tanto…

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