Grano Duro

Grano Duro

Triticum durum

È sempre nel Farro dicocco che dobbiamo cercare la “città natale” della semola di grano duro. Quest’ultima, infatti, proviene da lì. Per chi avesse un temporaneo vuoto di memoria, ricordiamo che si tratta dell’ingrediente fondamentale per ogni piatto di spaghetti. Spaghetti, ma non solo: se andate a leggere il retro di un qualsiasi pacchetto di pasta (dai rigatoni, ai fusilli, fino al vostro formato preferito!) troverete scritto in cima alla lista delle componenti: semola di grano duro

Bene; capito che anche quello che chiamiamo tutti i giorni grano non è molto lontano dal parente farro, è ora di vedere ciò che li distingue. Il grano duro in questione (e, vedremo, anche il grano tenero), presenta la cosiddetta “carosside nuda”. Si tratta di un seme, appunto, nudo, ossia privo di quegli strati esterni difficili da staccare, che, invece, ritroviamo nei tre farri. Merito dell’uomo, intervenuto a selezionare quegli esemplari più vantaggiosi, che non richiedevano molta fatica per essere ripuliti! La furbizia dei nostri antenati non conosce limiti…

Un’ultima nota riguarda la semola “rimacinata” di Grano duro, che è chiamata così poiché viene passata due volte sotto le macine. La potete trovare facilmente in quelle varietà di pane tipico soprattutto delle regioni meridionali (come il pane toscano). L’indizio? Un colore giallo più intenso della mollica, che segnalerà la presenza di questo cereale.

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