Oro rosso

Come esistono le quotazioni di mercato dell’oro giallo, così funziona anche per l’oro rosso. E, per oro rosso, qui, si parla di pomodoro; meglio ancora, di salsa di pomodoro.

Visto che il metallo citato è costantemente oggetto di oscillazioni di prezzo, si potrebbe parlare di un bene che è sempre di stagione. Non vale lo stesso per il nostro protagonista vermiglio: il tempo dei pomodori arriva in estate. La grande raccolta, destinata alle industrie conserviere, comincia proprio in questi giorni di inizio luglio. Dunque, è giusto il momento di fermare la lancetta, e dire quanto il consumatore medio dovrà pagare la sua confezione di sugo da spaghetti. Chiedete, e non avrete grandi risposte: sebbene i pomodori fremano sui loro grappoli, chiamando il raccoglitore di turno, ancora manca un contratto.

Ancora non ci si è decisi su cosa scrivere sul cartellino del Pachino, o su quello del datterino; figuriamoci sul comune “pelato”. L’uomo indugia, il pomodoro matura. Altro punto di differenza rispetto all’oro: qui il prodotto ha sempre i voraci microorganismi come potenziali acquirenti (da leggere: il pomodoro va a male, l’oro no!). inevitabile, dunque, come in mancanza di un accordo tra i produttori di materia prima da sugo, ognuno dovrà fare da sé, sottostando alle leggi del libero mercato. E sarebbe la prima volta. Una prima volta, che si aggiunge alle tante “prime volte”, di cui siamo stati tutti testimoni in questi mesi.

È la prima volta, forse, in cui si è riscoperto il piacere del pomodoro. Salsa troppo scontata, prima, quando si era abituati a provare i gusti più strani, nel locale “in” del momento. Quando ci si voleva convincere che le ricette etniche (stravolte all’estremo, tanto da non essere neanche veritiere) fossero sublimi; quando si storceva il naso a vedere citato nel menu di un ristorante lo “spaghetto al pomodoro”. Ora, invece, qualcosa è cambiato. Per i più “agé” si è trattato di una riscoperta delle origini, di un ritorno a un passato quasi dimenticato. Per molti “millennials”, è davvero stata la prima volta. C’è chi la fatto per necessità, economiche e di scarsa fantasia; c’è chi ha riflettuto sull’essenziale della vita, e ha apprezzato la semplice idea di “pastasciutta”. In coda al supermercato, tutti abbiamo messo nel carrello troppi pacchi di pasta, accompagnati da un oro rosso ritrovato. Le salse di pomodoro hanno visto un aumento di domanda del 45%: la pasta al sugo è proprio tornata sulla tavola italiana. 

Perciò, davanti a questo nuovo valore attribuito a semplici grappoli scarlatti, destinati a diventare conserva, occorre giungere a un accordo. È un occasione d’oro (rosso), per rilanciare e accrescere un settore importante per il Paese, che un po’ tutti abbiamo riscoperto e rivalutato. È ora di raccogliere questi rubini succosi, che, da semplici frutti della terra che sono, possono portare il piacere analogo di una gemma preziosa. Citando Epicuro, “i sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati”. Non è la ricchezza a soddisfare, ma lo spirito con cui si immerge la forchetta nella pasta al sugo.

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