Il vino: facciamo conoscenza

Piacere, sono il vino

Sono un soggettino particolare, non lo nego. Mi definite “inebriante”, ma io voglio dirvi di più. Sono prima di tutto “arte”: un’opera d’arte, realizzata da un artista vignaiolo. 

Essendo ciò, come tutte le opere dell’estro creativo umano, devo essere capito e, solo poi, potrò essere apprezzato. La cultura viene prima della degustazione… c’è poco da fare! Altrimenti, ogni bicchiere rischia di essere trangugiato senza che nemmeno ci si soffermi sul sapore: è come andare a una mostra, e attraversare le sale a passo rapido e spedito, giusto per dire di esserci stati. Così facendo, finirete per aver “bevuto” (magari anche troppo!), ma non  certo “assaporato”. 

Dunque, se volete veramente apprezzare il piacere di una bottiglia di vino, è alla storia, e all’arte che vi è contenuta, che dovete prima di tutto guardare. Il gusto sarà il tocco finale…

Vino e valorizzazione del territorio italiano

Chiariamo subito l’intento dell’Enoteca della Risolartista: partire dall’arte del vino, per arrivare a cogliere e apprezzare la ricchezza della terra da cui proviene. 

Il Bel Paese è un luogo rinomato in tutto il mondo per le sue etichette pregiate: bottiglie che parlano dialetti e aromi diversi, a seconda della regione di provenienza. Viviamo in un territorio dall’inestimabile patrimonio in termini di paesaggio, cultura, tradizione, e… uva. Uva di altissima qualità, grazie alla natura mediterranea assai generosa, che, quando è manipolata e fatta fermentare ad arte dai nostri vignaioli, dà il meglio di sé. E non siamo solo noi a dirlo; anzi: spesso siamo proprio noi a dimenticarcene.

La Risolartista, da artista-sommelier, vi offre l’occasione di gustare la terra italiana e le sue meraviglie… a partire da un buon bicchiere di vino. 

Che cos’è il vino?

Definiamolo

Il vino non è altro che una bevanda (più o meno) alcolica, che si ottiene dalla fermentazione degli zuccheri contenuti nel succo dell’uva.

L’uva

L’uva da vino non è l’uva da tavola: fin qui ci siamo. La prima ha acini più piccoli, molto più dolci e zuccherini, con buccia spessa e tanti semini. Il tutto volto a favorire la migliore vinificazione che si possa desiderare.

Tante sono le varietà di vite, ossia i vitigni; una sola è la cultivar: la Vitis vinifera.

Termini particolari

Un vino monovitigno si ottiene da una sola varietà.

Un vino blend ha in sé un bel miscuglio di vini prodotti con varietà diverse di uva.

Un vino field blend, invece, si ottiene prendendo diverse varietà di uva, e vinificandole tutte insieme appassionatamente.

Tre versioni di etichetta:

Per varietà: l’etichetta ha il nome del vitigno di origine; dunque, il vino deve essere prodotto solo con quella specifica varietà (o quasi).

Per regione: l’etichetta vanta la regione di produzione; si tratta di un vino che deve rispettare rigidi disciplinari stabiliti dalla regione in questione, se vuole fregiarsi del titolo. È una garanzia di qualità per voi consumatori.

Per nome: l’etichetta riporta un bel nomignolo di fantasia, creato appositamente per il prodotto. Può essere un nome inventato di sana pianta, oppure riprendere il luogo d’origine o il vigneto.

Le caratteristiche del vino

Quando si assaggia un bel calice di vino, come lo si può descrivere? Quali sono i “parametri”, in base al quale giudicarne il sapore e la qualità? Possiamo individuarne ben cinque; eccoli qui…

Il Corpo

Con questo termine curioso si intende il livello di “intensità” del vino, che va dal leggero, al corposo e strutturato. Un po’ come il latte scremato, e quello intero e pannoso, appena uscito dalla malga!

Se volete assaporare un corpo intenso, dovete scegliere un vino molto dolce, o molto tannico, o molto alcolico. Per avere il contrario, preferite vini molto acidi, o frizzantini.

La Dolcezza

La dolcezza è dovuta alla quantità di zuccheri residui che rimangono nel giovane vino, una volta che si è conclusa la fermentazione. 

Per i vini fermi, si va dal secco, all’abboccato, all’amabile, fino al dolce. Se vedete tali diciture, potete intuire il grado di dolcezza della bottiglia.

Per i vini spumanti, diciamo subito che spesso hanno una componente di zucchero aggiunta come mosto d’uva concentrato. L’ordine di zuccherosità: brut nature, extra brut, brut, extra dry, dry, demi-sec, dolce.

I Tannini

… più ci fanno bene, e più sono amari. E’ sempre la stessa storia, come con le medicine!

I tannini sono, infatti, dei polifenoli naturali, presenti soprattutto nei vinaccioli e nelle bucce dell’uva, ma anche nel legno delle botti in cui il vino è invecchiato. Si tratta di componenti assai benefici per il nostro corpo, ma che hanno il difetto di essere piuttosto amari. 

L’Acidità

L’acidità è ciò che dà al vino quel gusto pungente e agro, che subito ci fa pensare al limone. Più è bassa, e più corposo e dolce vi sembrerà il contenuto del bicchiere; se è troppo bassa, però, rischia di diventare un vino molle e triste. La virtù sta nel mezzo!

L’Alcol

Inevitabile parlare anche di alcol, o meglio, di etanolo. Ogni bicchiere ne contiene una percentuale più o meno alta, responsabile del gusto e delle capacità di invecchiamento. Sappiate che più è alto il tenore zuccherino degli acini d’uva, e più il potenziale alcolico del futuro vino lieviterà di conseguenza.

La degustazione: 4 aspetti chiave per apprezzare l’opera d’arte

Il colore

Versate il vino nel calice, e osservatelo attentamente su uno sfondo chiaro. Quali sfumature della tavolozza di un pittore vi ricorda?

Il profumo

Avvicinate il naso al bicchiere, e chiudete gli occhi. Immergetevi nella sinfonia di aromi che il liquido sprigiona; aromi che si intensificano se lo roteate leggermente. Riflettete e lasciatevi guidare: quali frutti vi evoca alla mente, quali spezie, quali fiori, quali legni o materiali, emergeranno questa volta?

Il gusto

Momento dell’assaggio; ma che sia un assaggio cosciente e ragionato. Niente trangugiamenti avventati, ma un sorso profondo, da tenere a lungo in bocca, così da cogliere ogni sapore. Potrete trovare conferma degli aromi annusati poco prima, oppure scoprire misteriose fragranze inedite. Ogni degustazione è una sorpresa!

Cercate anche di ritrovare le cinque caratteristiche viste in precedenza, impegnandovi ad assegnare un grado a ognuna.

Infine, non dimenticatevi di annotare tutto quanto, così da fare tesoro di quanto assaporato. All’inizio sarà dura, ma, con il tempo, come l’occhio del critico d’arte si affina, così i sensi dell’aspirante enologo.