Il Manierismo

Il Manierismo si colloca in un periodo storico ricco di eventi che creano incertezze e disagi, rompendo l’equilibrio idilliaco rinascimentale. Sarà proprio questa inquietudine tumultuosa a esprimersi nell’arte dei pittori associati a questa corrente.

Siamo nel 1500: un inizio secolo rivoluzionario, caratterizzato dal diffondersi della Riforma luterana (1517), e da successivi capovolgimenti politici, quali il Sacco di Roma del 1527 e l’assedio di Firenze del 1530, entrambi avvenuti da parte dei Lanzichenecchi imperiali di Carlo V d’Asburgo. 

Da tutto ciò, ne derivò un senso di disorientamento e insofferenza, che, insieme all’insoddisfazione per l’ordine e la perfezione acclamata dal Rinascimento, spinsero gli artisti ad abbandonare quanto fatto fino a quel momento, aprendosi a nuove possibilità di espressione. Cominciarono allora a indagare il proprio mondo interiore e individuale, concentrandosi sulla fantasia e sulla concentrazione intellettualistica. 

Il risultato fu un’arte originale, spesso bizzarra e surreale, che trasmetteva una voglia di evasione, pur mantenendo un complesso di norme ancora condizionanti. Tali norme erano date dalla pittura di Michelangelo, Raffaello e Leonardo: figure d’ispirazione per i padri del Manierismo, che individuiamo nel Rosso Fiorentino e nel Pontormo.

È in questo periodo, poi, che nacque la tipica figura di artista un po’ “bohémien”, ribelle e stravagante: una descrizione che si potrebbe facilmente adattare ai due suddetti personaggi appena citati. E questa non è una critica, anzi: la mano dei manieristi seppe dar vita a una produzione unica, che esprimeva i grovigli di pensieri interiori, volgendo talvolta al macabro e al magico, talvolta invece alla cultura medievale (alchimia e astrologia); o, ancora, che si rifaceva al Classicismo e ai mondi esotici e affascinanti. 

Dunque, Manierismo significa come prima cosa guardare ai grandi del Rinascimento, Michelangelo e Raffaello soprattutto, cercando di riprodurre le opere nel modo più fedele possibile, così da far vedere il proprio virtuosismo. Il nome stesso “Manierismo” proviene dal fatto che il Vasari descriveva questi artisti come quelli che “dipingevano alla maniera”, ossia imitando i celebri predecessori.

Tuttavia, la loro arte non finiva affatto lì; una volta appresa la tecnica, era il momento di utilizzarla per esprimere l’inquietudine e il tormento che caratterizzava la loro epoca. Quello che era stato armonia ed equilibrio, diventava rottura delle regole e gusto per il soprannaturale. La raffinatezza di prima, si traduceva in colori forti, contrastanti, con scene troppo affollate, oppure troppo vuote. Nulla era più “perfetto”.