Benozzo Gozzoli e il mecenatismo del vino di Montefalco

Benozzo Gozzoli

Benozzo Gozzoli fu un pittore quattrocentesco; toscano di origine, quanto di formazione. Si può dire che sia partito da Firenze, per portare in Umbria (a Montefalco, in particolare) la sua arte, e vi sia poi ritornato a realizzare il suo maggiore capolavoro.

“Fu dotato di una rara facilità non d’esecuzione soltanto, ma d’invenzione; con una spontaneità, una freschezza ed un brio nel raccontare, i quali svegliano in noi il fanciullino e il curioso di belle fiabe.”

(Bernard Berenson)

A sentirne parlare così, potreste immaginarvi il nostro soggetto come un cantastorie in forma di artista. E non sareste molto lontani dal vero. Le sue opere hanno certi caratteri fiabeschi inconfondibili. 

Primo è l’influenza dei fiamminghi, che si vede nella cura dei minimi dettagli, come fossero i particolari curiosi di una bella favola. Favola di stampo tardo-gotico, che si rivede soprattutto in certi animaletti. La linea dinamico-costruttiva, poi, aiuta a rendere il movimento e a costruire i personaggi. Infine, non potrebbe mancare il gusto per un’estetica raffinata, tanto apprezzata negli ambienti letterari della Firenze del tempo. Si parla di racconti  fantastici e di paesaggi da fiaba, certo, ma di una certa elevatezza!

Montefalco: 

Storie di San Francesco nell’omonima chiesa

Non troppo distanti da Assisi, vero teatro d’azione del Santo, questi affreschi offrono un scorcio della vita di San Francesco. Numerosi sono gli episodi, narrati con freschezza, e con un gusto aneddotico, forse un po’ ingenuo. Non manca la fantasia nell’interpretazione, insomma.

La mano del nostro artista si vede chiaramente: i dettagli sono riprodotti con diligenza miniaturista, e i volti dolci rivelano quella tipica grazia profana, ricorrente nelle sue opere.

La possibilità di poter ammirare oggi questi affreschi dal vivo, meravigliosamente restaurati, è dovuta a certe speciali bottiglie di vino (con l’etichetta di Sagrantino)…

Firenze:

La Cavalcata dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi

Il vero capolavoro fatto di colori, paesaggi da fiaba e personaggi raffinati, si trova nel cuore di Firenze. Si trova in questa cappella, al cui interno sembra di diventare i protagonisti di un racconto incantato. Eppure, ci troviamo davanti alla cavalcata dei Re Magi, colti nell’atto di dirigersi (con un certo stile) verso il Bambin Gesù appena nato. 

I fasti del corteo richiamano quelli che dovevano essere i veri banchetti e le feste alla corte fiorentina dell’epoca rinascimentale. Non a caso, l’opera nel suo complesso doveva esprimere la volontà dei committenti, ossia dei Medici (signori di Firenze), di imporsi in modo non troppo duro sulla città. Anzi: nel raffigurare i Magi che cavalcano insieme al popolo, si voleva proprio dare l’idea di concordia e di un governo “democratico”, per nulla coercitivo. 

Guardando ai particolari (di precisione fiamminga), noterete elementi di flora e fauna di ispirazione tardo-gotica e mitologica, impreziositi da un’ottima dose di oro e tinte assai accese.

I Medici, raffigurati nel mezzo del corteo, non avrebbero potuto desiderare una migliore narrazione della loro favola cortese!

Arnaldo Caprai: un imprenditore e mecenate nel cuore dei colli umbri

Montefalco: terra umbra, ancora perugina, situata nel verde di quelle colline dall’atmosfera quasi mistica. Qui sorge l’azienda di Arnaldo Caprai, che quest’anno compie i suoi primi 50 anni di vita. Nel 1971, la famiglia decise di cimentarsi nella produzione di vino per diversificare l’attività tessile, fino ad allora esclusiva. Agli umbri, si sa, piace fare le cose con arte: non scelsero uve comuni da piantare, ma recuperarono i vitigni autoctoni di Sagrantino: tipici, quanto dimenticati.

… ne venne fuori il Sagrantino di Montefalco. Un vino pregiato, apprezzato anche ben oltre i confini italiani. Vino che ha alle spalle un’azienda ben sviluppata: 160 sono gli ettari di vigneti, 6 milioni il fatturato annuo, e il 25% è la produzione destinata all’export. 

Fattore vincente è l’innovazione, con soluzioni di Agricoltura 4.0 e di precisione, per ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni. Come? Con sensori nei campi, concimi azotati limitati al minimo, e razionalizzazione nella gestione fitosomatica del vigneto. Con questo spirito si guarda avanti: si guarda alla digitalizzazione dei vigneti, in linea con le prospettive del Recovery Plan.

Mecenatismo in forma di… Bottiglia di Sagrantino

Un vero imprenditore, si sa, non si limita al fatturato, ma guarda anche ad altro. All’arte, e alla cultura, ad esempio. Come i Medici, ai tempi del Rinascimento fiorentino, si fecero mecenati e sostenitori di artisti e intellettuali, così Arnaldo Caprai si ripropone di fare oggi. 

Nel 2016 ha avviato una campagna di fondi per restaurare il ciclo di affreschi di San Francesco di Benozzo Gozzoli. Si tratta di un progetto che ha visto protagonista il Sagrantino stesso, con una serie di bottiglie speciali vendute per l’occasione. Il tutto con lo spirito imprenditoriale di mirare a una sostenibilità che unisca in armonia natura, cultura, lavoro e territorio.

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  1. Antonello ha detto:

    Bellissimo excursus sul mecenatismo umbro. Molto interessante il commento alla “Cavalcata dei Magi” con l’accento sul coinvolgimento popolare da parte dei Medici. Per non parlare del mecenatismo enologico. Tanti bei spunti per godere dell’arte e dei tesori della terra!

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