Una Pasqua sotto il segno della Croce (glassata), al profumo di fiori di pesco

Perché la Croce?

Il Venerdì Santo ha al centro la Croce, che Cristo, durante la Via Crucis (notate ancora il riferimento), trasporta con fatica fino alla cima del Golgota. Qui, avviene la Passione, seguita dalla morte in Croce per la salvezza dell’umanità. Meglio di chiunque altro, ce ne parla l’Evangelista Luca:

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.

(Luca 23, 44-46)

Il momento successivo è quello della Deposizione… dalla Croce, che Giovanni (cambiamo voce narrante, questa volta) ci ricorda così:

Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

(Giovanni 19,40-42)

I due uomini di cui si parla sono Giuseppe di Arimatea e Nicodemo: il primo era un discepolo di Gesù che se ne stava solitamente “nascosto” per timore dei Giudei (a detta dell’evangelista); il secondo era un dottore di legge, poi divenuto anche lui seguace. 

Tantissimi sono gli artisti che si sono cimentati nel raffigurare questi eventi relativi alla Croce. Qui accanto, potete scoprire qualcosa sulla Deposizione del Beato Angelico, che decise di immortalare proprio il momento conclusivo del Venerdì Santo. 

Perché glassata?

Si racconta che nel Trecento, e in particolare in una delle Quaresime di quel secolo lontano, un monaco inglese abbia cominciato a preparare dei deliziosi panini dolci, con una simbolica croce glassata in superficie. A breve ne saprete di più; intanto tenete a bada il languorino…

Perché i fiori di pesco?

Una prima risposta è che la fioritura degli alberi di pesco richiama subito la primavera, con tutta la sua aria tiepida e profumata di miele. E la Pasqua si celebra (guardate un po’!) sempre in questo periodo.

Poi, se guardate con attenzione al manto di Cristo che esce dal sepolcro nella Resurrezione di Piero della Francesca (quadro di cui si parlerà a breve), noterete le stesse tinte rosate dei petali di fiori di pesco.

La Deposizione

Di Beato Angelico

Si tratta di una nuova interpretazione del tema della Deposizione (di solito rappresentato con uno sviluppo in verticale), dovuta a un problema assai “vincolante”, che l’artista si trovò a dover risolvere. Quale? La cornice gotica, già costruita in anticipo da parte di Lorenzo Monaco. Se fate attenzione, noterete quel bordo dorato con i “pendentis”, ossia le decorazioni superiori che suddividono in tre lo spazio. Un bell’ostacolo, che il Beato Angelico decise di raggirare così:

… il nucleo al centro (Cristo che viene deposto dalla Croce) è costruito a forma di piramide, e accompagnato ai lati da due gruppi di personaggi che si estendono in orizzontale. Et voilà: tutto lo spazio è perfettamente occupato, e l’opera ne guadagna in armonia!

Soffermiamoci, poi, sulla dolcezza e sulla delicatezza della scena. Dovrebbe trattarsi di un evento “crudo”, doloroso; eppure, tutto ha qualcosa di angelico. Merito dello stile del nostro artista, che non era chiamato Angelico senza motivo…

Ogni suo dipinto (questo compreso) si distingue per accordi di colore delicati, luce chiara e diffusa (direi accogliente), e lineamenti dolcissimi. Da qui si può capire quale doveva essere la personalità di questo artista, che presto si fece anche frate. Un artista devoto, e ispirato per tutta la sua vita dall’amore divino, che gli fece compagnia nei solitari chiostri del convento. Bernard Berenson, a questo proposito, lo descrive così:

“Assoluta sicurezza d’intenti, illimitata dedizione al proprio compito, ardore religioso nell’eseguirlo.”

(Bernard Berenson)

La Resurrezione

Piero della Francesca

“Ecco, sull’alveo teneramente bruno e maculato di una stagione di difficile trapasso, sorse il Cristo orrendamente silvano e quasi bovino; come un torvo manente umbro ristette, rustico, a contemplare dalla proda del Sepolcro i suoi poderi di questo mondo.”

(Roberto Longhi)

Ecco un Cristo rustico, che viene dai campi e vuole essere vicino al suo popolo. Umile altrettanto.

Ecco un Cristo silvano, e dal volto quasi bovino: sembra un pastore. Ma dove sarà finito il suo gregge di pecore?

Con questa immagine, Piero ci vuole raccontare di un Re molto diverso dalle attese “principesche”; si tratta più di un semplice uomo di campagna, vicino e simile al suo popolo. Cristo, qui, si fa pastore di un gregge di fedeli, più o meno dispersi per le colline circostanti. 

A proposito di colline: sembrano proprio le tipiche alture ondulate dell’Umbria, che all’alba assumono caratteristici toni gialli e rosati. 

Mettendosi al centro (…al centro anche della prospettiva del quadro), Cristo riporta la primavera nella natura: se a sinistra è tutto brullo e spoglio, alla sua destra gli alberi si popolano di foglie, e i prati si accendono di boccioli.

Inoltre, egli rappresenta il confine di luce e buio. Nella notte che avvolge quei quattro soldati, immersi in un sonno di peccato e torpore, il Salvatore giunge a portare il giorno e la Vita Eterna. Ai piedi del sepolcro si dorme, sopra di esso ci si risveglia, davanti all’alba rosata.

In tutto ciò, sono sbocciati anche i fiori di pesco. Dove? Sul mantello di Cristo, che Roberto Longhi (già lo avete ascoltato poco sopra) dipinge poeticamente così:

Come la luce di un sole che, dopo la lunga stagione invernale, rinasca in un’alba di aprile, il manto del Cristo che, in quel lume, si accende rosato, quasi che un albero di pesco sia fiorito segretamente nella prima notte di primavera.”

(Roberto Longhi)

e se l’albero di pesco è veramente fiorito (controllate anche voi dalla vostra finestra), allora, oltre alla Pasqua, possiamo dire che sia arrivata anche la Primavera.

Gli Hot Cross Buns

I panini della tradizione inglese che ricordano la Croce (glassata)

La storia

Gli Hot Cross Buns sono un tipico dolce povero della tradizione inglese. Essi segnerebbero la fine della Quaresima, poiché si preparano solitamente proprio il Venerdì Santo.

Già il nome parla da sé:

  • Hot: caldi e fragranti
  • Cross: con la croce in cima
  • Buns: un nome alternativo per dire “panini” (che non sia il solito banale “bread”…)

Si dice che furono inventati da Thomas Rocliffe, monaco di Saint Albains (uno sperduto paesino del Regno Unito), intorno al XIV secolo. Da allora, cucinati anno dopo anno nelle case contadine, sono giunti fino alle tavole contemporanee.

La simbologia

Il pane

È uno dei simboli cristiani per eccellenza, in quanto corpo di Gesù, che egli stesso spezza sulla tavola dell’Ultima Cena il giovedì della Settimana Santa. Pane… è per i fedeli il pane di vita.

La croce

È un altro elemento molto ricorrente, che, nel pieno del tempo pasquale, rimanda subito alla morte in croce di Cristo, e alla sua successiva resurrezione il terzo giorno.

Gli ingredienti principali

La ricetta e gli ingredienti non sono esattamente definiti: ogni tradizione di famiglia ha i suoi segreti. Qui potete avere un’idea di quelli che devono essere i sapori prevalenti in questi dolci panini speziati…

  • Farina di grano tenero
  • Burro 
  • Un po’ di Zucchero 
  • Latte fresco intero
  • Acqua
  • Lievito di birra
  • Uova
  • Scorza d’arancia e uvetta sultanina
  • Spezie a piacere, tra cannella, zenzero e noce moscata

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