Gli ingredienti ci sono, è ora di impastare la pizza

“L’Italia è cultura e arte, gastronomia e bellezza. Ma anche sport e stile. Dall’infanzia ho ricordi magnifici di un’Italia raccontata.”

Zurab Pololikashvili

Così si esprime il segretario dell’agenzia Onu per il settore turistico, Zurab Pololikashvili, in merito al prossimo futuro della ripartenza. È chiaro che la materia prima su cui lavorare non manca, anzi, abbonda. E non siamo nemmeno noi a dirlo, ma una voce che viene da fuori, che guarda al Bel Paese come protagonista di ricordi che hanno quasi un che di fiabesco, di sognante. Merito della natura unica che popola questo piccolo angolo di mondo, merito dei suoi abitanti che, nel corso dei secoli, hanno saputo lasciare il proprio segno indelebile, divenendo modello per l’avvenire.

Oggi, però, tutta quest’abbondanza di ingredienti rischia di rimanere utilizzata in dispensa. Visto che siamo, appunto, in Italia, possiamo vedere la situazione metaforicamente come l’impastare una pizza. Si penserà subito alle solite accezioni poco lusinghiere, che vogliono identificare il nostro paese solo con questa specie di focaccia rotonda irrorata di pomodoro e mozzarella. Eppure, mettendo da parte per un attimo le critiche, se si ripensa al commento del segretario dell’Onu, la pizza calza a pennello. È cultura, perché se si guarda sotto la crosta si scoprono secoli di storia, di sapere e tradizione. È arte, perché la tavola italiana sa raggiungere livelli tali da essere paragonata all’opera di un pittore (per non parlare della “tela di pasta” che si può decorare come fantasia comanda…). È gastronomia, ça va sans dire, visto che si fa protagonista di pranzi e cene in compagnia. È bellezza: la pizza si gusta anche con gli occhi; di più, si gusta la pizza con il palato, seduti a un tavolo che si apre su qualche insenatura costiera mediterranea, come nel cuore di una città d’arte. È sport, nell’accompagnare le partite viste sul divano, cariche di tensione e adrenalina. È stile, è lo stile italiano, che si distingue come icona in tutto il mondo. Elevato il nostro trancio di pizza al rango di rappresentante del Bel Paese, possiamo affermare che troppo spesso, soprattutto in questo periodo, ci si dimentica della ricchezza di materia prima che potenzialmente potrebbe far sfornare un capolavoro. Abbiamo la fortuna di non dover andare lontano per cercare qualcosa da manipolare e impastare, eppure non ce ne rendiamo conto.

Ripartire vuol dire ricominciare da quello che si possiede, per produrre qualcosa di nuovo, per far fruttare ciò che è rimasto, in una crescita verso il futuro. Ripartire, per l’Italia, significa ricordarsi ciò che si è stati per il mondo, impegnandosi a continuare ad esserlo e a migliorarsi domani. In poche parole, occorre recuperare le proprie radici, la propria cultura, la propria essenzialità, mettendola al servizio degli altri. Il turismo, in fondo, su questo si basa. la voglia di venire a visitare le nostre terre sboccia nel momento in cui si capisce che qui c’è qualcosa da offrire, e molto da cui trarre. Ripartire, per l’Italia, è ripartire dal turismo. La produttività del paese si muoverà di conseguenza. É il momento di ricordarsi degli ingredienti in dispensa, e impastare come si deve questa pizza, fatta di iniziative, di novità, di proposte. Poi in forno, e, quando la sua fragranza inizierà a uscire dalla cucina, attirerà gente affamata anche dall’altro capo del mondo. Affamata di pizza, certo, ma soprattutto affamata di Italia.

3 Comments Add yours

  1. Sergio ha detto:

    Mi è piaciuto molto. Gli ingredienti per ripartire ci sono tutti. Speriamo che chi ha le mani ….. in pasta li sappia amalgamare bene . Purtroppo ho dei forti dubbi.

    1. La Risolartista ha detto:

      Vedremo se la pizza lieviterà…

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