Spaghetto salva-economia (oltre che salva-cena)

Da buoni italiani “mangiamaccheroni”, possiamo essere orgogliosi del nostro settore della pasta, che ci ha sempre salvato la cena, tutte le volte in cui abbiamo scoperto il frigo vuoto. Oggi, possiamo essere ancora più orgogliosi del nostro spaghetto, che sembra quasi averci salvato anche l’economia.

Se ancora la situazione pandemica non è conclusa, il nostro made in Italy fatto di grano duro ci porta qualche notizia positiva. Ecco una produzione che non si è troppo ammalata in questi ultimi periodi, anzi… si è trovata con un sacco di lavoro extra, tanto da non riuscire a stare dietro alla domanda. Da una parte i ristoranti hanno sofferto immensamente il colpo, dall’altra, invece, tornano riscontri positivi. E non siamo stati solo noi italiani a incarnare perfettamente il “mangiamaccheroni” letterario, quanto anche gli stranieri, chiusi al calduccio nelle loro case. Straordinaria la richiesta interna (+40% tra marzo e aprile… quando eravamo tutti presi in fila a conquistare l’ultimo spaghetto), quanto ottimo l’export: +20% nella prima parte di quest’anno; un record superiore a quanto raggiunto nel 2019. La pastasciutta piace proprio a tutti… è quel genere di “comfort food” in cui ci si rifugia sempre, alla fine. Che la si sappia cuocere, o meno. 

Questi spaghetti, però, vanno anche prodotti. E qui giungono i problemi. Sono giunti, li avete visti: gli istinti “bestiali”, risvegliati nei momenti di preoccupazione, hanno portato all’impossibilità per l’offerta di stare dietro alla domanda. Rallentamenti logistici e tempistiche necessarie (un pacchetto di rigatoni non cresce sugli alberi, ma richiede tempo per palesarsi sullo scaffale del supermercato) hanno messo a dura prova il settore, che, tutto sommato, se l’è cavata. Qualche leggero aumento sui prezzi, e qualche importazione in più… del resto, già si sapeva che il mercato nazionale della pasta richiede circa il 40% di prodotti esteri, per riempire il piatto di tutti gli italiani.

Risalendo lungo la catena, si arriva al grano. Al campo di grano. Senza quello, lo spaghetto non si fa condire con la salsa di pomodoro. Altro problema spinoso, visto le scarse scorte a livello mondiale, nonostante i prospettati leggeri aumenti di produzione. Torna il Canada, con un raccolto superiore del 18% (si spera), ma i provvedimenti protezionistici di alcuni noti esportatori asiatici non promettono troppi sacchi di farina. Parlando di Italia, stiamo migliorando. Come dice la legge della domanda e dell’offerta, se i prezzi sono alti, il contadino stesso è incentivato a coltivare di più, così da soddisfare a pieno la domanda e, inevitabilmente, guadagnare anche di più. Dunque, se tutto va come dovrebbe, i raccolti del nostro Mezzogiorno saranno anche più abbondanti del solito. Rimane un ultimo dettaglio: la qualità di questi raccolti. Il maltempo non ha favorito particolarmente il buon risultato, dunque i danni in termini di bontà e pregio non sono da escludere. E, considerando l’alto livello di richiesta di grano duro italiano dalle industrie, c’è da sperare di non ritrovarsi nel piatto “misture” di cereali stranieri…

Tutto questo per ricordare, ancora una volta, quanto dobbiamo al nostro spaghetto. Quanto dobbiamo al nostro contadino che si impegna a far venir su le spighe, anche in tempi pandemici. Quanto dobbiamo ai nostri pastifici, che soddisfano noi, quanto il pubblico straniero, che si ricorda dell’Italia e del suo grano duro anche da lontano. Da fieri “mangiamaccheroni”, visto che è sabato e giorno di spesa, possiamo andare a comprare anche oggi il nostro Spaghetto n.5, contribuendo alla ripresa economica del paese.

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