La pasta al dente: tutto frutto del grano americano, sconosciuto alla produzione italiana

Le caratteristiche di eccellenza della pasta non si possono trovare in una sola varietà di grano. Infatti, la nostra semola ideale si ottiene tramite una miscela di diversi grani selezionati. E questi grani non crescano tutti nello stesso posto. Noi li troviamo in Italia, ma anche in Arizona e in California. Selezioniamo il grano italiano per il sapore, il grano CALIFORNIANO e dell’ARIZONA per la quantità e la qualità delle proteine, che rendono la PASTA AL DENTE, tenace ed elastica.

Da una pubblicità di giugno 2020

Basta un poco di marketing… e anche la pasta californiana (e dell’Arizona) va giù. Va giù come fosse italiana, perché, in fondo, è fabbricata in un indirizzo italiano, e con una parte di grano italiano. Di più: si è deciso di stamparlo ben chiaro anche davanti a ogni confezione, nel caso ci potessero essere incomprensioni. Se, prima, scrivere a carattere illeggibile la provenienza della materia prima era il modo migliore per nasconderlo al consumatore, oggi la strategia è cambiata. Si è passati direttamente a metterlo in bella vista, addirittura come testo centrale della pubblicità. Probabilmente, il pensiero dietro questa innovativa trovata commerciale è quello di far passare il paradosso come qualcosa di assolutamente normale. Come un vero e proprio pregio del prodotto. Tanto, l’importante è la forma: parole poetiche, suadenti, infarcite di qualche accezione salutistica (quale il “contenuto delle proteine”), che trasforma in vanto la debolezza. E, poi, quel mito della pasta al dente, che, a quanto pare, sembra essere diventata una caratteristica di un piatto di spaghetti americani, poiché il grano che lo realizza viene proprio da lì. Notoriamente, infatti, le terre d’oltreoceano sono sempre state conosciute per le loro “pregiatissime varietà di grano, coltivate fin dalla notte dei tempi”. Notoriamente, gli Stati Uniti eccellono nell’ambito della pasta, tanto da essere rinomati ovunque per questo alimento… principe della dieta mediterranea.

Abbiamo finito con l’ironia, è ora di chiarire un paio di dettagli. Se si dovesse identificare un’origine primordiale del grano, quella va cercata nel Medio Oriente, nella Mezzaluna Fertile, in cui l’uomo si è dedicato per la prima volta alla coltivazione di tale cereale. Il continente americano, al massimo, può vantarsi di essere culla del mais. Non certo del grano duro. Che, poi, estensive coltivazioni, iperproduttive e con largo uso di prodotti chimici, siano fiorite proprio lì, è un’altra storia. Da consumatori italiani, però, si pretende una materia prima che non abbia fatto il giro del mondo prima di arrivare in tavola.

Avete voglia a parlare di riduzione di emissioni nei processi produttivi, se, ancor prima di avviare i macchinari per la trafilatura, avete già fatto volare sopra l’oceano innumerevoli container stipati di farina. Giustificando l’importazione come essenziale per ottenere “la pasta al dente”. Avete voglia a parlare di italianità, quando la materia prima stessa cresce su terra straniera. E non si può dire che il nostro paese si trovi in una particolare scarsità di grano duro: il 30% viene dall’estero, il resto è coltivato qui, proprio qui, nella terra mediterranea che si supponeva (fino a oggi) fosse la migliore nell’ambito considerato. A quanto pare, però, se la pasta viene da grano italiano, sarà sempre scotta… dunque, vale la pena spendere in trasporti oltreoceano, come in fertilizzanti chimici e diavolerie americane che, però, conferiscono una particolare “qualità e quantità di proteine”. Dal sofisticare i polli, si è passati direttamente alle spighe…

La domanda interna attuale si merita un cenno. Davanti a migliaia di famiglie che hanno visto i redditi diminuire vertiginosamente, fino a rendere necessari sostegni, quali il Reddito di Emergenza, per cercare di arginare la mancanza di acquirenti per una produzione che deve tornare a crescere, si importa il grano californiano. E ce ne si vanta pure. Al posto di sostenere le imprese del nostro territorio (che il grano lo sanno, indubbiamente, coltivare a dovere), si preferisce guardare lontano, contribuendo ad aumentare quel 30% di provenienza estera. Non è propaganda protezionistica, è buon senso. È il buon senso di capire che in momenti come questo, materie prime che vengono dall’altra parte del mondo hanno un costo notevole in termini di danni ambientali, come di costi aggiuntivi sul listino del supermercato. Fossero frutti tropicali, cercare di coltivarli in Pianura Padana sarebbe assurdo. Parlando di grano duro, è tutta un’altra storia.

Prima ancora di impegnarsi nel reshoring delle imprese, è opportuno dare un’occhiata alla fase immediatamente precedente alla produzione industriale. È opportuno concentrarsi sulle materie prime, e riportarle nei confini, come è naturale, e doveroso, in questo momento, che sia. Nel frattempo, aspettiamo fiduciosi qualche esperto che ci convinca sul fatto che Colombo, oltre all’America, aveva scoperto anche la pasta al dente.

2 Comments Add yours

  1. Sergio ha detto:

    Mi piace leggere cose che aiutano a pensare su tante cose che abitualmente facciamo senza riflettere. Ok

    1. La Risolartista ha detto:

      Sono molto contenta!

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