Il futuro del paese in un barattolo di marmellata (Made in Italy)

Siamo, dunque, giunti alla fine della globalizzazione? Una domanda che sorge spontanea alla vista di quanto anima l’attuale quotidianità. Si sente aria di protezionismo, di tensioni tra Stati sempre più accentuate; il tutto accompagnato da un periodo di forzate interruzioni delle relazioni, sociali e non. L’idea di nazione, nazione italiana, nel nostro specifico caso, sembra prospettarsi all’orizzonte. Predire il futuro non è facile, ma si può riflettere sugli elementi che ci troviamo tra le mani al momento. E, visto che tra le mani, al momento, probabilmente avremo anche un barattolo di marmellata (considerando l’aumento di domanda per le conserve e lo scatolame dell’ultimo periodo…), possiamo proprio concentrarci su questo.

In effetti, la produzione di un barattolo di marmellata si addice bene a descrivere le necessità attuali, e le prospettive future del nostro paese. Scelto il gusto: albicocche, per mettere tutti d’accordo, procediamo con l’analisi.

Per fare la marmellata, occorre la materia prima; dunque, le albicocche mature, con la loro tavolozza di sfumature aranciate, leggermente screziata di rosso. L’Italia, e, in particolare, le regioni centrali e meridionali, vanta ampie coltivazioni di tali frutti; forse, tra le migliori del mondo. Avere in casa il materiale, però, non significa essere necessariamente in grado di metterlo a bollire in pentola. Occorrono braccia forti, che si dedichino alla raccolta, così da poter rendere disponibile questo materiale succoso. E la prima debolezza del paese la vediamo proprio qui: in questi tempi, la mancanza di forza lavoro, solitamente importata dall’estero, si fa sentire nelle tonnellate di frutti che rischiano di marcire intaccati sulle piante. Non si può che sottolineare la necessità di provvedere, in futuro, a questa carenza, approfittandone per sviluppare un sistema lavorativo più equo, che richiede un dialogo con il mondo esterno, per far fronte al nostro declino demografico. In breve: serve chi, queste albicocche, le vada a raccogliere, e le vada a raccogliere con il sorriso.

Caricati i frutti sul camion, ci si dirige verso l’industria conserviera, in cui la polpa diventerà dolce nettare di marmellata. Se già il guidatore pensava di guidare fino al solito stabilimento delocalizzato all’estero, potrebbe dover rivedere l’itinerario. Potrebbe addirittura scoprire che la destinazione è così vicina, da non superare nemmeno i confini italiani. Questi nuovi timori e tensioni internazionali stanno delineando sempre più un prossimo “reshoring”, ossia il ritorno delle imprese impiantate altrove a casa, non troppo lontano dalla stessa piantagione di albicocche. Tutto dipende dagli sviluppi della pandemia, dalle scelte politiche e, perché no, dal rinnovato sentimento nazionale che sembra emergere timidamente.

Preparata la marmellata, a fuoco lento, con lo zucchero di mela, come le tendenze Green comandano, l’ambrosia arancione viene tuffata nei barattoli, pronti per essere consegnati. E qui, arriva il consumatore medio, appena entrato al supermercato. Oggi deve acquistare proprio la marmellata di albicocche, da spalmare sulle fette biscottate della mattina. Quale scegliere? Due fattori influenzano la decisione. Il prezzo, perché ormai il consumatore medio è diventato attento al portafoglio, e la provenienza. Prezzo basso, e provenienza italiana: questo è ciò che probabilmente cercherà domani, se non lo sta già cercando oggi. Ripercorriamo la catena di produzione del nostro barattolo Made in Italy, dal campo italiano, all’industria italiana, al consumatore medio italiano. Un paio di conti sulle riduzioni dei costi di trasporto, un rinnovato patriottismo e attenzione salutistica, e avremmo il barattolo con la risposta in mano.

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  1. Antonello ha detto:

    rinnovato patriottismo e attenzione salutistica … nazione italiana ,,,
    … attenta al portafoglio e alla provenienza … ingredienti basilari per la nostra marmellata!!

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