Tutti siamo chiamati a impastare (o a remare)

Nessuno si salva da solo. L’uomo è fragile, davanti alla tempesta. L’uomo è timoroso, nel trovarsi di fronte un’onda anomala, inaspettata, che incombe sopra il suo capo. Improvvisamente, tutte le sicurezze che si era costruito, operando, giorno dopo giorno, in una società sempre più fatta di apparenze e convenzioni, vengono a mancare. Manca il terreno sotto i piedi; di più, manca un muro sufficientemente spesso da tenere lontana quell’aria invisibile che dicono sia intrisa di malattia. 

Questa è la situazione che ognuno di noi si trova ad affrontare oggi. Servono le parole del Papa, però, per farcene prendere piena consapevolezza. Molti ancora cercano di scappare, si credono inespugnabili; molti altri, invece, già hanno perso la speranza, abbandonandosi allo sconforto e alla tristezza. Ma occorre reagire. Occorre rimboccarsi le maniche e asciugare le lacrime, perché tutti siamo sulla stessa barca: tutti siamo chiamati a remare. O, meglio, a impastare.

Che si sia credenti o meno, la faccenda non cambia. Ricchi, poveri, giovani e anziani; per una volta, dopo tempo immemore, davvero sembra che ogni singolo essere umano si trovi esattamente nella stessa condizione del vicino. Cadono le barriere, le convenzioni, e tutti quelle arie, che, nel nostro piccolo, ci facevano sentire sempre un po’ superiori a qualcun altro. Gli abiti firmati rimangono nell’armadio, i desideri sciocchi lasciano il posto al piacere di sedersi a tavola con la propria famiglia, dopo essere riusciti a conquistare la spesa al mercato. 

Creatività, chiede il pontefice. Creatività, traducibile nelle piccole cose quotidiane, che continuano ad animare le nostre giornate, anche se in modo alternativo. Creatività nel proprio dovere, che deve continuare per il futuro di tutti. C’è chi si trova più esposto, in prima linea, sia egli in ospedale, o semplicemente dedito alla cassa del supermercato. C’è chi, invece, opera più appartato, nascosto, ma non per questo è meno essenziale. Si pensi a chi prepara il pane, tutti i giorni, chiuso nel suo laboratorio. La responsabilità che ha tra le mani, infusa nella pasta madre inacidita, è pari allo stringere qualcosa di vitale. Quell’impasto, proprio quel miscuglio di farina, si troverà a saziare qualcuno; ma, al contempo, in mancanza di attenzione, potrebbe anche causare il contagio di qualcuno. Fare il pane, in questi giorni, è un atto di grande responsabilità, quanto di altruismo. Ognuno dovrebbe prendere esempio, e svolgere il proprio compito con pari dedizione: oggi, tutti siamo chiamati a mettere le mani in pasta.

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