Chiamata ai forni

Chiusi in casa, con preoccupazione, noia e cattivi pensieri incombenti sulle spalle, spesso incapaci di tracciare una linea concreta tra lavoro e famiglia. Questa la situazione di migliaia e migliaia di cittadini, che si ritrovano a combattere questa guerra nelle “retrovie”. In prima linea dottori e volontari, in fondo all’esercito, distanti, ma ugualmente attive, tutte le altre persone, ognuna coinvolta inevitabilmente in questa battaglia.

Certo, è uno strano modo di affrontare una guerra. Non solo mancano le armi di metallo e la polvere da sparo, sostituite da mascherine e respiratori, ma anche nelle retrovie casalinghe ci si affaccenda in occupazioni inaspettate. Inaspettate… se si pensa a conflitti come quelli del secolo precedente, o ancora, ad altri propri di epoche più remote. I tempi cambiano, i nemici ugualmente; si passa dalla chiamata alle armi, a quella ai forni. Per essere precisi: al forno domestico della propria cucina.

Fate un giro al supermercato, e passate accanto agli scaffali delle farine. Noterete come il familiare pacchetto con il doppio zero stampato al centro sia diventato specie in via d’estinzione. Non solo: scendendo lungo la scala dei gradi di raffinatezza del macinato, si inizia a trovare una popolazione lievemente in crescita. Finché non si arriva alla farina di lenticchie: con quella, proprio nessuno tenta di panificare…

Se non foste soddisfatti, dirigetevi nel reparto frigorifero, tra formaggi freschi e pasta sfoglia pronta. Cercate il cartellino con scritto “lievito di birra” e (oltre a scoprirne l’esistenza probabilmente per la prima volta) lo troverete solitario e annoiato, privo di relativo seguito di prodotti. E sappiate che non è perché anche i batteri del lievito si sono ammalati di Coronavirus…Queste sono le armi delle famiglie della guerra del 2020: farina, acqua e lievito. Burro e zucchero per chi si sposta più verso la pasticceria. Ciò che conta, è che non si stringono fucili nella mano, ma un guanto di spugna imbottito, che fa da tramite con lo sportello del forno. Per combattere preoccupazione e ansia, ci si chiude in cucina, si prende spunto dall’arte del pane, ci si fa tutti aspiranti panificatori. Dopo tutto, ci è chiesto “semplicemente” di stare in casa; tale sarebbe il nostro compito da soldatini dell’esercito. Per quanto sia semplice, non è allo stesso modo facile. Almeno quando i giorni di reclusione sul calendario occupano già più di una pagina, e sembrano allungarsi sempre di più. La figura di combattente da imitare assume, improvvisamente, la fisionomia gioviale e rassicurante di chi era solito salutarci dall’altra parte del banco della panetteria. Un modello di calma, serenità e affetto, infuso in ogni pagnotta da destinare all’altro, che dà la forza necessaria per resistere agli attacchi. Attacchi che, seppure non fisici, feriscono l’animo quanto una pallottola. Ed ecco che ci si sporca un po’ tutti le mani di polvere, ma di una polvere bianca e profumata. Una polvere che fa capire perché le munizioni per questa guerra si fanno nel reparto delle farine del supermercato…

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